Una risposta a Benedetto XVI

Leggendo le parole del messaggio di Benedetto XVI per la prossima giornata della Pace riportate da “la Repubblica” (leggi), sulle prime mi sono detto che esse erano il solito chiacchiericcio sterile del vecchio e ripetitivo pontefice e che, quindi, si poteva sorvolare in quanto esse erano indirizzate a quei fedeli che ancora credono in quello che va blaterando il Papa Re con senescente petulanza. Insomma, credevo che esse non mi interessassero, perché non rivolte a me che, in definitiva, sono assai distante, non solo da quanto va cianciando tale monarca, ma da quello che affermano tutti i despoti e i fanatici religiosi.
Poi ho letto che il teocrate affermava che le sue parole erano indirizzate anche ai non fedeli, che esse erano rivolte a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa"Dunque, mi son detto, anche a me.
E se qualcuno mi rivolge la parola, io, anche solo per cortesia, rispondo.
Sorvolo, perché ho altrove già detto la mia (in Aborto e obiezione), su quanto affermato dal pontefice a proposito dell’obiezione di coscienza invocata e praticata da quei ginecologi che rifiutano di eseguire l’interruzione di gravidanza.
Mi astengo anche dalle altre questioni e mi concentro, invece, in ragione del fatto che questo blog parla di tematiche GLBT, su quanto detto da Benedetto XVI a proposito dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Egli afferma che la negazione di un diritto (quello al matrimonio) sia ragionevole in quanto sostiene che i principi di cui egli si fa il portabandiera sono, in realtà, "inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l'umanità".
A tale affermazione si vorrebbe rispondere con una sonora risata se non fosse che essa fa, come si suol dire, "cadere le braccia".
No, proprio non si riesce a far comprendere a Benedetto XVI che le teorie, i principi e i dogmi che egli va difendendo appartengono solo a coloro che decidono di seguire la religione di cui lui è il maggiore rappresentante e non sono per nulla iscritti in una qualsivoglia natura umana.
Il richiamo alla ragione, poi, non solo è ridicolo, ma anche vagamente offensivo per quanti credono che la Ragione non sia asservimento acritico a dei dettami, ma ricerca critica e costante.
Costoro ritengono che l’unica posizione sensata (e ragionevole) da assumere sia proprio il tanto da Benedetto XVI vituperato Relativismo, in quanto anche solo una lettura rapida della Storia e dell’Antropologia umana fa comprendere che non esiste una "natura umana" scissa dalla "cultura umana". E, per non dilungarmi, mi permetto di consigliare al pontefice la lettura della Lettera che Francesco Remotti gli ha indirizzato.
Non si riesce, poi, a comprendere come l’estensione a un gruppo di cittadini di un diritto finora loro negato possa essere giudicato come "una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace". Semmai è il contrario! Il persistere nell’esclusione del godimento di un diritto (qualsiasi esso sia) è una ferita, gravissima, alla Giustizia, alla Pace e alla Civiltà!
E fa specie che in un messaggio scritto in occasione della giornata che dovrebbe celebrare la Pace, il pontefice, invece di invocare uguale trattamento dei cittadini (di tutti i cittadini) di fronte alla Legge, chieda, invece, di continuare a discriminare una parte consistente di essi.
Il pasticciato messaggio di Benedetto XVI, in definitiva, va rispedito al mittente: lo rimediti e riscriva, tenendo presente che se vuole rivolgere le sue parole anche a coloro che sono ben distanti dalla sue posizioni, non solo deve pensare che costoro possano leggere le sue parole con disincantato scetticismo, ma che in esse vi possano anche leggere mistificazione, malafede e sostanziale ignoranza.