Scende giù per Toledo


Scende giù per Toledo di Giuseppe Patroni Griffi è un capolavoro. Un capolavoro nel quale non c’è una parola fuori posto, una frase inutile, una virgola in più.
Un capolavoro di scrittura: italiano misto a napoletano italianizzato. Discorso diretto libero che diventa indiretto e ritorna diretto... Pensieri della protagonista che si fanno verbo.
Scrittura narrativa che - spesso - diventa quasi teatrale, con tanto di “battute” e commenti che sanno di “didascalie” (Patroni Griffi è stato drammaturgo e regista di teatro tra i più noti).
Un capolavoro di intreccio: una storia che trascina il lettore fino all’ultima pagina; che lo tiene col fiato sospeso; che non lo delude mai. Lo fa sorridere; ridere; fremere di sdegno.
Lo fa vivere accanto alla protagonista e alle sue amiche/nemiche. Tra i vicoli di Napoli; tra le zone malfamate della prostituzione; nel treno che porta la protagonista al Nord, in Inghilterra.
Una protagonista che diventa viva, di carne e sangue. Che entra nell’anima per restarci, fino dall’incipit del romanzo: «Scende giù per Toledo e va di fretta Rosalinda Sprint, è in ritardo col sarto e deve andare da Marlene Dietrich.»
Una protagonista, Rosalinda, sempre in cerca dell’Amore; del maschio vero che la possiede, la sfrutta, la “chiava” fino a farla svenire.
Un maschio vero, per Rosalinda, è una sorta di macho brutale, ma capace di accettarla per quello che è: una donna teatrale, ma autentica allo stesso tempo. Una “pazza” (con deliri mistici) che batte i marciapiedi in cerca sia di clienti, sia dell’Amore (ovvero del maschio di cui si è detto).
Una donna che recita la vita (fa vere e proprie prove di ciò che dovrà vivere) e che è “giocata” dalla vita.
Una donna che, come alcuni “femminielli”, disprezza i “ricchioni” e, per questo, il maschio che cerca lo vuole rude e violento (una sorta di macho al quadrato).
Una donna destinata a trovare l’Amore proprio in un “ricchione” (mascherato, beninteso) e che vivrà da vittima una violenza brutale e degradante inflittale da uno dei maschi di cui si è perdutamente innamorata.
Un “femminiello” che è uno dei personaggi femminili meglio descritti in un romanzo scritto da un uomo.
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