Spesso non sono le cose a cambiare, ma le persone

Quando, a maggio di quest’anno, è sbarcato in Italia il progetto Le cose cambiano, ho scritto, nel post Perché le cose cambino davvero, cosa penso sia necessario fare, soprattutto in Italia, per cancellare le discriminazioni di cui le persone GLBT sono vittime. Rimando al post, per non ripetermi.

A inizio mese, allegato al “Corriere della Sera”, è approdato in edicola il libro Le cose cambiano che pubblica in italiano molte delle testimonianze già raccolte nell’edizione americana e vi aggiunge quelle nuove scritte da persone GLBT italiane.
Va subito detto che il libro va letto proprio per il suo valore documentale: da esso, infatti, emerge in tutta la sua evidenza come ad ogni latitudine le persone GLBT siano vittime di omofobia, anche in quei paesi - come la Svezia - da sempre considerati progrediti in fatto di diritti civili.
Dato che il libro - come i video del progetto originale - si rivolge a un pubblico di adolescenti, i ricordi di aggressioni subite si concentrano tutte al periodo dell’adolescenza o poco oltre e ignorano completamente quelle di cui si può quotidianamente essere vittime anche in età adulta o in vecchiaia.
Il messaggio che, infatti, si vuole trasmettere è che, superato il momento critico dell’adolescenza, le cose cambiano. Migliorano. Si risolvono.
Un messaggio pieno di speranza, ma non del tutto corretto, perché manca di completezza.

Le persone GLBT, infatti, sono vittime di omofobia anche dopo che hanno superato l’età adolescenziale. 
Un’omofobia che, spesso, non ha l’evidenza delle offese e delle percosse che molti (troppi) adolescenti devono subire, ma che non  è meno dolorosa o meno virulenta dell'altra.
Omofobia che, spesso, è “strisciante” e che, ad esempio, può materializzarsi sul posto di lavoro al momento delle promozioni (che vanno a persone meno meritevoli ma… eterosessuali); nella vita di tutti i giorni, quando i più elementari diritti civili vengono palesemente negati (come è il caso del matrimonio egualitario); in famiglia…


Ciò che fa la differenza tra l’omofobia di cui si è vittime in età adolescenziale e quella di cui si è vittime in età adulta è proprio la diversa età della vittima.
Infatti, spesso, crescendo, le persone GLBT hanno portato a termine il loro personale percorso di accettazione e sono diventate più forti e resilienti (ovvero hanno imparato a resistere e ad affrontare le avversità della vita).
Sanno, da adulti, che non c’è nulla di sbagliato in loro. L’errore sta tutto negli omofobi. Persone con seri problemi. Persone che, nella stragrande maggioranza dei casi, non hanno fatto alcun percorso di crescita e sono rimaste quelle che erano da adolescenti. Degli stronzi.

In altre parole, spesso non sono le cose a cambiare, ma le persone (GLBT).
Ed è questo il vero messaggio di speranza: le persone, quando si accettano, cambiano e vivono meglio.
Diventano più forti perché hanno un nemico in meno da combattere, quello che, fino a quel momento, ha vissuto dentro di loro.
Un nemico potente perché, fino a quando non viene sconfitto, domina pensieri e azioni.
E quando si sono accettate, le persone GLBT diventano forti e coraggiose abbastanza da combattere i nemici che stanno all’esterno.

Tale messaggio, alcuni dei testimonial, lo hanno mandato agli adolescenti cui si rivolgono.

Peccato sia difficile credere che, oggi, un adolescente preferisca leggere il libro piuttosto che guardare i video presenti online...

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Twitter: @daniloruocco