Un triste Splendore

Splendore di Margaret Mazzantini edito da Mondadori è un libro triste.
Triste perché la storia narrata è triste e perché esso sembra tradire una visione delle persone omosessuali, da parte dell’autrice, un po’ troppo stereotipata e alquanto ammuffita.

Attenzione: di seguito si fa riferimento alle pagine finali del romanzo.


La storia narrata in Splendore (titolo di cui si fatica a comprendere la ragione) ha un epilogo drammatico che (stereotipo in più, stereotipo in meno) tenta anche di spiegare la condotta di tutta una vita di uno dei due protagonisti: Costantino. 
Infatti, Costantino, durante il coming out pubblico che fa agli ospiti della comunità nella quale vive, rivela all’altro protagonista (Guido) l’abuso sessuale di cui fu vittima durante l’adolescenza. Abuso perpetrato dallo zio di Guido.
Costantino conclude la sua ricostruzione dei fatti spiegando che, per vendetta, avrebbe indotto Guido ad amarlo per tutta la vita e avrebbe avuto con lui rapporti sessuali, in qualche modo, degradanti, per disonorarlo.
Di fronte a tale visione del loro amore, Guido ha un crollo emotivo e si suicida.
Resta nel lettore il sospetto che l’omosessualità non sia, per i due personaggi e, con loro, per l’autrice, una condizione innata, ma possa essere indotta da fatti esterni, ovvero, nel caso di Costantino, l’abuso di cui si è detto e, nel caso di Guido… un tentativo di abuso...

Ad ogni modo, l’amore tra Guido e Costantino descritto durante tutto il romanzo è assoluto e duraturo ed è capace di resistere sia all’omofobia interiorizzata di cui i due protagonisti soffrono, sia all’omofobia sociale di cui sono vittime costantemente e, in un caso, in modo davvero brutale. 
Un amore, però, che non è in grado di unirli e fare di loro una coppia felice: entrambi scelgono un matrimonio eterosessuale; entrambi, in fondo, non riescono davvero a concepire una vita coniugale che li unisca per sempre.

Tale limitatezza di vedute dei due personaggi, probabilmente, svela quella visione stereotipata dell’autrice di cui si è sospettato al principio. Una visione che, in qualche modo, fa dei due omosessuali protagonisti del romanzo due donne mancate o, se si preferisce, dei “mezzi uomini” sterili e impotenti. Una visione da signora eterosessuale che guarda agli omosessuali attraverso lenti deformanti. Una visione, si ripete, un po’ ammuffita.


Concludendo, pur non negando che lo stile narrativo della Mazzantini sia gradevole (anche se, a volte, inspiegabilmente e inutilmente greve), e Spendore sia un romanzo condotto con perizia, il giudizio complessivo che si dà del libro è appena sufficiente. Spendore non è una lettura indifferibile.

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