Un caso di ordinaria omofobia

Il caso di Eddy Bellegueule di Édouard Louis, edito in Italia da Bompiani, è un romanzo, ma potrebbe essere un memoriale.
Ambientato agli inizi degli anni Duemila in un paesino povero e degradato della Francia del Nord (in Piccardia, per la precisione), il romanzo narra l’infanzia di Eddy, piccolo omosessuale effeminato, vittima dell’omofobia.
Il paesino in cui Eddy vive, è impregnato di maschilismo, razzismo e omofobia. 
Un paesino nel quale i cittadini sono convinti che essere “maschi” voglia dire essere violenti; lasciare la scuola e andare a lavorare in fabbrica; fare il duro e odiare “negri”, arabi e “froci”. Lo stesso paesino nel quale essere “femmine” vuol dire fare figli; accudire e governare mariti, figli e vecchi; fare la cassiera ed essere custodi della memoria familiare che si trasmette tramite il racconto di “fatti memorabili”.
Una società, dunque, dove rigida è la divisione di ruoli per genere.
Una società dove Eddy, diverso sia perché è effeminato, sia perché è omosessuale e sia perché ambisce a una vita migliore, diventa, a scuola, bersaglio dell’omofobia violenta di due bulli e, in paese, di quella verbale (e non meno violenta) della sua famiglia e dei suoi concittadini.
Eddy, malmenato ogni giorno a scuola e insultato a casa, introietta l’omofobia di cui è vittima e sogna e tenta di diventare “normale”: un eterosessuale; un duro. Ma il corpo, il suo corpo di omosessuale, lo tradisce e il desiderio per gli uomini si manifesta con tutta evidenza, come, con altrettanta evidenza, si palesa il disinteresse nei confronti delle donne.
Louis racconta la vita di Eddy nei dettagli e non risparmia crudezze alla sua narrazione. La violenza è descritta minuziosamente, così come la povertà e la degradazione sociale nelle quali il piccolo vive con disagio via via crescente.
Anche i primi “giochi” sessuali sono descritti nei particolari: non per volontà pornografica, ma per precisa esigenza narrativa. Essi, infatti, per una serie di circostanze, diventeranno di dominio pubblico; ma la verità di quei “giochi” sarà distorta da chi la racconta a tutto svantaggio di Eddy che, del gruppetto di maschietti che ha partecipato ai “giochi”, risulterà essere l’unico “frocio”. Infatti, lo spiega bene il protagonista (voce narrante del romanzo), «Il delitto non è fare, ma essere. E soprattutto sembrare.». Ovvero, non è un “delitto” il sesso omosessuale. Lo è essere omosessuali, ma soprattutto apparire come tali, perché effeminati.
La spirale di violenza omofoba non si placa e, falliti i tentativi di diventare eterosessuale e duro, a Eddy non resta che la fuga verso una vita diversa.

Il finale del romanzo (che merita di essere letto e che in Francia è un vero caso letterario) è amaro e, in un certo senso, aperto.

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