A Hong Kong un Pride pieno di speranza e di futuro


Hong Kong ha coperto le proprie strade, sabato scorso, di colori arcobaleno: gioiosa festa in una manifestazione, il Pride cittadino, che ha visto mille persone scendere per le vie e le piazze della megalopoli orientale per chiedere maggiori diritti e il riconoscimento delle coppie LGBT, verso un'eguaglianza effettiva. 

La città stato cinese di Hong Kong riconosce già misure e norme che tutelano gay, lesbiche, bisessuali e transgender da atti di discriminazione, intolleranza, sia verbali sia fisici, includendo, quindi, anche le violenze eseguite per motivi legati all'orientamento sessuale o all'identità di genere della vittima. 
Un passo decisamente in avanti in un territorio in cui, fino a pochi anni fa, prima del 1991, si prevedeva la pena dell'ergastolo per il reato di omosessualità maschile, palese retaggio del codice imposto dal colonialismo britannico. 
Dopo un acceso dibattito politico avutosi all'inizio degli anni '90, in presenza delle nuove dichiarazioni internazionali dei diritti umani, lo stato cinese di Hong Kong ha previsto la derubricazione dell'omosessualità dal codice penale, primo territorio della Repubblica Popolare, ai tempi semplice protettorato, a prendere una simile decisione. 
Oggi, come dicevamo, sussiste di fatto una legislazione che tutela le persone omosessuali, ma nulla ancora è previsto per il riconoscimento delle coppie LGBT, seppure esista, a differenza del resto della Cina, una vera e propria apertura sulle tematiche dei diritti dei gay, delle lesbiche, dei bisessuali e delle persone transgender, anche da parte della società civile, tanto che la giurisprudenza del luogo ha riconosciuto il diritto di asilo politico a una ragazza transgender colombiana che aveva ricevuto delle violenze da parte del personale dell'aeroporto a Taiwan. 

Il lungo corso del movimento LGBT di Hong Kong ha visto, finalmente, il raggiungimento di alcuni progressi, seppure molta strada ci sia ancora da fare: fin dagli inizi degli anni 90 si sono mobilitate diverse organizzazioni per i diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transgender, quali "Horizons", "Ten Percent Club" e, da ultimo, ancora esistente e in azione "Rainbow Action" e "Tongzhi Culture Society". 

Sabato la metropoli è stata invasa da colori e da allegria, ma anche da un corteo di persone che vogliono vedere i propri diritti essere riconosciuti totalmente nel proprio stato di appartenenza: anche se dal 2005 esiste un Ufficio Costituzionale che garantisce un miglioramento delle condizioni di vita delle persone omosessuali o aventi questioni di identità di genere, ancora occorre vagliare una norma che consideri cittadini a pieno titolo le persone LGBT, quindi estendendo loro quelle tutele e quelle opportunità previste per i propri concittadini. 

La manifestazione ha avuto un buon ritorno, dopo il successo avuto nella vicina Taiwan, in cui sono scese in piazza 80 mila persone, qualche mese fa. 
Il Pride si è svolto pacificamente sotto gli occhi, irosi e alquanto indispettiti, della Chiesa cattolica locale, tanto da vedere l'arcivescovo considerare il movimento omosessuale come colpevole di voler stravolgere il principio di famiglia. Le parole apocalittiche dei porporati non arrestano la mobilitazione e le campagne per un'implementazione dei diritti per le persone LGBT e per un riconoscimento di tutele sociali maggiori e garanzie più forti in quello stato della Repubblica Popolare cinese, in cui è stato eletto il primo deputato dichiaratamente gay, Ray Chan, e in cui la nota cantante nazionale Denise ha fatto coming out pubblico, seguendo altri suoi colleghi di Hong Kong, durante uno degli ultimi Pride avutisi nella metropoli. 

A Hong Kong un procedimento pendente segnerà con la sentenza finale un passaggio, in qualsiasi senso, nella giurisprudenza locale: una ragazza inglese ha fatto ricorso contro le autorità pubbliche difronte al diniego da parte di queste del rilascio di un visto per poter rimanere nella metropoli insieme alla propria compagna. Da questa sentenza e dalla conclusione del processo, qualora fosse accogliente il ricorso della ragazza, si potrebbe aprire le porte al riconoscimento di matrimoni omosessuali contratti all'estero.