Colombia: sì alle adozioni gay


In Colombia la Corte Costituzionale ha detto sì: le adozioni per le coppie formate da persone dello stesso sesso possono essere effettuate, garantite e promosse. 
La sentenza della Corte è stata chiara nell'affermare il principio e ha stabilito che se non vi sono legami di parentela tra i bambini adottati e la coppia, l'adozione può avvenire senza alcun problema. La stessa presidente della Corte, il giudice Maria Victoria Calle Correa, ha potuto affermare in una conferenza stampa come l'orientamento sessuale, cosi come l'identità di genere sono elementi caratteristici che non possono essere considerati e presi come pretesti di natura morale, psicologica né, tanto meno, mentale per opporsi a un'adozione da parte di una coppia. Il verdetto finale che ha definito la sentenza è stato preso a maggioranza assoluta dei componenti della Corte: sei contro due hanno votato a favore della sentenza, che apre una nuova stagione giurisprudenziale, di applicazione e di interpretazione della legge verso una forte estensione dei diritti per le persone lgbt
Le unioni civili in Colombia sono già riconosciute e vedono assicurate determinate garanzie legali previste per le coppie eterosessuali unite in matrimonio: fino alla sentenza emessa qualche giorno fa, le coppie formate da componenti dello stesso sesso potevano solo essere garantite nell'adozione e nel riconoscimento del diritto di genitorialità di un componente riguardo i figli naturali, o adottati precedentemente, dal proprio o dalla propria coniuge. Questo diritto era stato sancito, anch'esso, dalla Corte Costituzionale in una sentenza espressa nel 2011: oggi, alla luce di quest'ultima sentenza, si può dire che un ulteriore rafforzamento del riconoscimento delle convivenze omosessuali sia stato garantito e attuato. 

È interessante notare l'evoluzione, mobile e dinamica, del concetto di unità familiare, principio statuito dalla gran parte delle giurisprudenze internazionali, sia statali, la nostra italiana non ne risulta esclusa, sia emesse da parte di organismi mondiali, tanto da fare venire meno e affossare, giustamente, la pretesa ideologica di diverse confessioni religiose, in primis quella cattolica, di stabilire che si debba intendere per famiglia solo quella naturale, ossia formata da componenti di sessi opposti. Tesi, è questa, che, come un riflesso di Pavlov, si è manifestata ed è stata espressa dalla Chiesa Cattolica colombiana appena dopo la sentenza, richiedendo, per voce del Monsignor Juan Vicente Cordoba, sulle frequenze di RCN TV, la consultazione referendaria sulla sentenza stessa, come se l'interpretazione giurisprudenziale possa essere oggetto di una consultazione elettorale. Cordoba ha sottolineato come la sentenza sia contraria ai principi, da lui presunti tali, fondativi dell'ordinamento legislativo e che, come tale, debba essere considerata come insussistente. 
Secondo il porporato colombiano, la Corte deve applicare la legge e non cambiarla, quasi come se la sentenza, emessa dall'organo supremo che sovrintende l'ordinamento legislativo, non fosse ciò che essa è effettivamente: ossia un'interpretazione mera che deriva dalla lettura attuale dell'impianto normativo esistente e che a tale impianto si attiene. 
Per la Chiesa colombiana sembra prevalere la difesa estrema di un principio morale e ideologico, astratto, rispetto alla tutela di quel diritto reale del bambino di avere una famiglia accogliente e che possa curarsi della sua formazione e della sua crescita: diritto che, come ha potuto sottolineare la stessa presidente della Corte Costituzionale, Maria Victoria Calle Correa, prevale rispetto a ogni altro elemento, quale, appunto, l'orientamento sessuale o l'identità di genere dei due componenti la coppia di adottanti. 
In Colombia si stima che 10000 bambini siano in stato di grave necessità economica e in una situazione di povertà e questo dato invita ancor di più ad assicurare un'estensione del diritto di adozione a quei soggetti e a quelle unità familiari finora escluse da tale diritto: questo dato sembra, quindi, nonostante le parole spese da parte di più autorità della Chiesa Cattolica verso un cambiamento degli stili di vita per combattere ogni forma di povertà e di miseria, non sussistere da parte del governo clericale come fenomeno da debellare, anche tramite una maggiore assicurabilità per il bambino di un nucleo familiare che possa garantirgli affetto, cura e sostegno. 
È interessante, invece, notare come nella macro regione internazionale dell'America Latina, dal Brasile al Cile, dall'Argentina all'Uruguay, ci sia un cambiamento culturale in atto sui diritti civili e tale da comportare notevoli trasformazioni legislative, ora interpretative della norma, come il caso della Corte Costituzionale colombiana, ora parlamentari, come i casi argentino, brasiliano e cileno. 
In Argentina è stato istituito nel 2010 il "matrimonio igualitario", ossia egualitario, mentre in Brasile, come successo in Colombia, una sentenza della Corte Nazionale di Giustizia, emessa nel 2013, obbliga le autorità amministrative locali di tutto lo stato federale a riconoscere alla coppia omosessuale che lo chiede, vedendo, così, ancora una volta, la giurisprudenza  anticipare un'azione da parte del legislatore.
Infine, rimanendo nell'America Latina, l'Uruguay ha legiferato a favore dell'istituzione del matrimonio egualitario lo scorso 2013, diventando il secondo paese dell'area georgrafica a recepire tale istituto nel proprio ordinamento. 
In Cile e in Ecuador vigono le unioni civili, mentre nella Guyane Francese sono previsti i matrimoni omosessuali: occorre sottolineare come l'istituzione del matrimonio sia in discussione anche nel Parlamento peruviano. 
Risulta da evidenziare come il Venezuela abbia assicurato diritto di asilo politico nei confronti di profughi  che fuggono dalle loro terre perché perseguitati per motivi legati al proprio orientamento sessuale o identità di genere e, infine, come l'Argentina abbia da tempo assicurato  il diritto assoluto di cambiamento di genere senza, necessariamente, prevedere un intervento chirurgico.