Coppie di fatto anche in Grecia

La notte del 22 dicembre la Grecia approva le unioni civili: il pretesto in Italia di chi non vuole approvare una normativa che riconosca le relazioni omosessuali è caduto: nessuno potrà più dire "anche in Grecia, patria storica della democrazia come modello di governo, non ci sono le unioni civili per coppie formate da persone dello stesso sesso e, pertanto, si può fare a meno anche in Italia". 


Con 193 voti a favore su 300 deputati alla Camera è stata approvata la legge che istituisce, estendendo la norma che già dal 2008 le prevede per coppie eterosessuali, le unioni civili riconosciute anche per le coppie omosessuali.
Esultante il premier greco al suo secondo mandato, Alexis Tsipras, leader di Syriza, che ha vinto nuovamente le elezioni dello scorso settembre, e ha avuto modo di reimpostare la propria politica governativa, dalla disposizione di una massiccia dose di misure sociali per fronteggiare la forte crisi economica e le ristrettezze, che punivano i ceti meno abbienti a causa delle inevitabili riforme richieste dall'Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale, a un'affermazione dei diritti civili, tra cui le unioni di fatto omosessuali. 
Nel programma elettorale, sia del gennaio 2015, sua prima vittoria come premier, sia del settembre 2015, Tsipras aveva posto tra i primi punti l'approvazione di una legge che estendesse alle coppie omosessuali la normativa già presente nell'ordinamento che istituisce le coppie di fatto eterosessuali: pochi mesi e la proposta è diventata legge.

Alla Camera a votare a favore sono stati i rappresentanti di Syriza, i socialisti del Pasok, i centristi di To Potami, Il Fiume, e diversi deputati della destra conservatrice: hanno votato contrario deputati comunisti e parlamentari di Anel, alleati di destra nazionalista del governo Tsipras, tanto da vedere il ministro della difesa, Panos Kammenos, uscire dall'aula per non apparire presente durante la votazione. 
Il partito dei Greci Indipendenti aveva già avuto modo di esprimere attraverso il parlamentare Nikos Nikolopoulos dichiarazioni omofobe, tanto che lo stesso deputato aveva etichettato il premier lussemburghese e il suo compagno con il termine di "froci": l'uscita alquanto offensiva ha suscitato le reazioni di gran parte della classe parlamentare e sociale. 
Il Ministro della Giustizia Paraskevopoulos aveva già avuto modo di asserire e confermare che la legge sulle unioni civili omosessuali sarebbe stata votata dal Parlamento in tempi brevi: la relatrice della legge, Vasiliki Katrivanou, ha potuto in modo orgoglioso e trasparente affermare come la data dell'approvazione della legge possa considerarsi "un grande momento, non solo per la comunità GLBT, ma anche per l'uguaglianza in Grecia". 

Le parole della parlamentare hanno rafforzato le dichiarazioni dello stesso premier greco, che ha avuto modo di sottolineare come si sia ritardato nel concepire una norma che assicurasse i diritti dei cittadini GLBT e come tale mancanza sia stata a causa e colpa di una classe dirigente finora poco attiva. 
La legge, ha ammesso Tsipras, doveva essere votata qualche anno prima, se non addirittura qualche mese prima dal suo stesso governo e dalla sua stessa maggioranza: la Corte di Strasburgo aveva più volte sentenziato condanne nei confronti della Grecia perché non riconosceva alle persone GLBT diritti che erano riconosciuti, invece, alle coppie eterosessuali. 
Quella legge sulle unioni civili, varata nel 2008, non poteva rimanere tale, risultando contrastante con la Carta Europea dei Diritti, in quanto escludeva per questioni di orientamento sessuale e di identità di genere altre cittadine e altri cittadini. 
Umiltà e onestà intellettuale sono stati i cardini del discorso del premier ellenico, che ha chiesto scusa a un'intera comunità per non aver agito come dirigente di un Paese nei tempi necessari, avendo fatto attendere migliaia di persone troppo tempo in una situazione di esclusione e di emarginazione.

Ad aspettare l'esito della votazione c'erano davanti al Parlamento esponenti della comunità GLBT greca: diversi hanno festeggiato con cartelli che dicevano che l'amore è uguale per tutti.
Due ragazzi vestiti da preti ortodossi, belli, sinceri, dai visi e dagli sguardi gioiosi e pieni di energia, disinvolti e allegri si sono baciati sotto le bandiere arcobalenate per accogliere il grande passo che la Grecia ha saputo compiere nello spirito di autocritica trasparente dei propri dirigenti. 
La Chiesa Ortodossa greca ha subito levato gli scudi di fronte a un fatto, quello dell'approvazione della legge, ormai eseguito e indiscutibile: si rassegnino i tunicati ortodossi difronte a tale importante avvenimento che porta la Grecia tra i paesi che riconoscono i diritti GLBT, seppure ancora non si parli di matrimonio egualitario e seppure molti dei suoi istituti non siano riconosciuti nella legge varata. 
Il fatto importante, comunque, è che una coppia di fatto omosessuale può prevedere anche l'adozione, dato che il diritto è riconosciuto ai single e dato che il convivente può vedere estesa la genitorialità del compagno o della compagna.

La comunità GLBT greca attende, ora, il passaggio successivo: una legge per il matrimonio egualitario. 
Le unioni civili, chiaramente, sono superate in gran parte degli ordinamenti degli stati europei, ma quelle approvate in Grecia non sono istituite da una legge progressivamente decurtata nei propri articolati e nelle garanzie inizialmente previste come sta accadendo, ormai e invece, in Italia su un testo, già figlio di un compromesso, ancora giacente alla Camera dallo scorso 2013. 
"L'amore non è un peccato" inneggiava un cartellone esibito al concentramento della comunità GLBT davanti alla Dacia, il Parlamento greco, durante l'approvazione della legge: "vogliamo queste unioni - ha esortato un attivista, Dimitra Kyrilou, ingegnere civile - ma le vogliamo complete". 
L'invito rimane aperto, ma è sicuro che questo passaggio abbia segnato un importante momento per la Grecia e un esempio per una parte di Europa, tra cui l'Italia e diversi stati dell'ex blocco sovietico, dove ancora i diritti delle persone GLBT non sono riconosciuti, ponendo gay, lesbiche, bisessuali e transgender in una posizione di emarginazione e di esclusione.