Intervista a Francesco Mastinu autore di Foglie

Nasce Ginevra e la vita della madre, Mirna, protagonista del nuovo romanzo di Francesco Mastinu, Foglie, continuazione del precedente Falene, entrambi editi da Amarganta, cambia totalmente. 
Abbandonata dal marito Manlio, la ragazza vivrà un periodo di depressione e sconforto tale da vedere solo un dolce alleviamento da parte dei progressi fatti dalla usa piccola figlia e da parte del calore affettivo che proviene da Alba, sua amica da sempre. 
È proprio con Alba che Mirna troverà la chiave di volta esistenziale in un rapporto dalle conseguenze inattese quanto naturali e spontanee: un'intensità affettiva che porterà a rompere un circolo vizioso e insolubile di emozioni e sensazioni circolari. 
"Le mie Foglie rappresentano - anticipa Francesco Mastinu, autore del romanzo - la vita stessa, sottendono le emozioni (Non per niente la serie si chiama proprio “Emozioni del nostro tempo”) che ci accompagnano nell’esistenza". 
"L’idea di regalare uno spessore a un altro personaggio chiave della serie, Mirna - precisa Francesco alla domanda del motivo che lo ha spinto a scrivere il libro - la migliore amica del protagonista di Falene, raccontando ai lettori l’omogenitorialità, l’omofobia e il desiderio del matrimonio da un punto di vista non interno alla vita omosessuale". 

Perché scrivere Foglie?
Nemmeno io, oggi, so dire perché ho scritto un seguito di un precedente romanzo. Di norma, a meno che non si abbia un’idea robusta tra le fondamenta di una serie, il sequel di un libro non ha lo stesso impatto e delude sin dalla sua stesura. Ma nel caso di Foglie ho voluto rispondere a un istinto, prettamente egoistico e forse anche un po’ presuntuoso da parte mia, di dare ancora voce ai personaggi di Falene e soprattutto di arricchire una storia conclusa con tutti i sospesi che nella precedente rimanevano aperti. 
Poi un’altra componente che mi ha spinto è l’idea di regalare uno spessore a un altro personaggio chiave della serie, Mirna, la migliore amica del protagonista di Falene, raccontando ai lettori l’omogenitorialità, l’omofobia e il desiderio del matrimonio da un punto di vista non interno alla vita omosessuale. 

Il titolo, quasi riferimento alla poesia ermetica ungarettiana, vuole essere un'anticipazione del contenuto narrativo dell'opera?
Diciamo che la metafora utilizzata da Ungaretti nella sua poesia omonima mi è stata molto vicino in questo romanzo. Le mie Foglie rappresentano la vita stessa, sottendono le emozioni (Non per niente la serie si chiama proprio “Emozioni del nostro tempo”) che ci accompagnano nell’esistenza. 
Mentre con Falene abbiamo fatto i conti con il cambiamento e il coraggio di prendere in mano la propria vita, attraverso Foglie ho voluto raccontare il viaggio, il percorso che tutti noi conduciamo andando avanti nella crescita, così come l’idea che la vita è imprevedibile, che oggi ci siamo e domani potremmo non esserci più e quindi è meglio concentrarsi sull’essere felici, o perlomeno in pace con noi stessi. 
Proprio Ungaretti ci ha regalato questa idea poetica bellissima sull’imprevedibilità dell’esistenza, sebbene basata su contingenze ben lontane dalla mia storia. 
Ma in effetti noi siamo come foglie, che viaggiano lambite dal tempo, che cambiano colore, che generano ossigeno e nel contempo possono staccarsi e cadere giù, lasciando uno spazio vuoto indefinito nel panorama. 
Se imparassimo a cogliere e fare nostre le emozioni sulla base di queste consapevolezze, forse riusciremmo anche vivere con meno rimpianti.

Come hai lavorato sulla definizione psicologica e sociale dei personaggi?
Come mio solito, attenendomi alla realtà. Una delle prime cose che impari quando ti confronti con il mondo della scrittura, è proprio il riuscire a essere verosimile e coerente. 
Mirna, la voce narrante, è un personaggio complesso, che evolve durante la storia. Si confronta con l’amore non corrisposto per il suo migliore amico, dichiaratamente gay, e alla fine di Falene rimane incinta di lui.
In Foglie deve imparare a gestire il suo amore, a rifarsi una vita e a occuparsi di Ginevra, insieme all’amico di tutta una vita, nonostante il loro legame, per quanto forte e intenso, non potrà mai più superare il limite delle loro differenze. 
Ma attraverso i suoi occhi si percepiscono anche le variazioni nella vita delle persone che ha intorno: Manlio stesso dovrà sciogliere il nodo dei suoi sentimenti tra Francesco ed Enrico, Laura le dimostrerà che non sempre le amicizie sono disponibili ad accettare qualsiasi compromesso, Enrico darà prova tangibile dei suoi cambiamenti personali così come Alba si dimostra più umana, afflitta lei stessa dalle difficoltà che in qualche modo la metteranno alle strette.
E in tutto questo quadro la protagonista ci racconta uno spaccato reale della vita in Italia, anzi, della mia Cagliari, con quella dimensione spaziale e sociale che aveva già caratterizzato Falene
Traggo sempre dalla realtà della mia vita e delle cose che incontro nel mio percorso di esperienza, non riuscirei a trovarmi a mio agio improvvisando qualcosa senza studio e senza constatazione diretta (laddove possibile) di ciò che intendo scrivere.

Ci sono elementi tratti dal reale vissuto direttamente?
Certamente, un po’ mi ripeto con quanto detto prima, ma per me è basilare riuscire a essere verosimile, per cui alcuni elementi appartengono al mio quotidiano: possono essere gesti, sensazioni come anche persone. 
Il bello della scrittura, proprio come nella lettura, è la capacità di immedesimarsi in ciò che si realizza, anche quando i personaggi agiscono e percorrono delle strade proprie, che magari all’inizio non erano state preventivate dall’autore. 
Scrivere qualcosa che è legato al nostro intimo, aiuta in fondo anche a rielaborare le proprie esperienze, in chiave diversa, a essere oggettivi su avvenimenti che, quando li abbiamo vissuti direttamente, potevano apparire diversi, soprattutto quando siamo schiacciati dalla contingenza del momento.

In quale contesto si pone la produzione del libro all'interno della tua proposta, ricca, letteraria?
Foglie si colloca nella mia vita di autore, in una fase di transizione, dove finalmente ho cercato di mettere a frutto maggior rigore nell’esposizione della storia e mi sono aperto al confronto con altri orizzonti che per me prima era impensabile anche solo concepire. 
Per certi versi, se lo paragono a Falene, penso che questo seguito sia anche più maturo, non solo artisticamente parlando.
Con questo non intendo dire che sia un punto di arrivo, tutt’altro: il percorso della scrittura è in continuo divenire, e Foglie si colloca in quel passaggio delicato dove ho iniziato a spaziare negli argomenti e soprattutto nello stile, nella forma ma anche nell’approccio a una stesura. 
Poi, se parliamo di risultato, le valutazioni è ancora presto per raccoglierle: sarà il tempo a dirmi come è andata.

Come è avvenuta la fase di scrittura dell'opera?
In modo molto metodico.
Questa storia è nata l’anno passato, ha richiesto un notevole impegno per la sua genesi ma concentrato in un periodo relativamente breve. 
Avevo diverse idee che mi erano balenate in testa diverso tempo fa e che ho raccolto dentro la trama, altre invece sono saltate fuori proprio mentre scrivevo, costituendo degli imprevisti che ho comunque affrontato e sfruttato a mio vantaggio, e soprattutto a vantaggio dell’opera stessa.
Per il resto, sono sempre stato molto tematico nella costruzione finale della trama e dei suoi contenuti, attenendomi comunque a un bagaglio emotivo che mi consentisse sia di essere coerente con Falene che di sviluppare una buona capacità di immedesimazione nel risultato finale, di modo che chi si fosse interfacciato con Mirna e le sue sensazione, riuscisse a coglierne tutte le sfumature possibili.

Chi è Mirna?
Mirna è la protagonista di questa puntata, nonché voce narrante dell’intera storia. Lei è una giovane laureata, reduce dal confronto con l’amore impossibile con il suo migliore amico che comprende nel corso degli eventi il bisogno di autodeterminarsi da lui per raccontare la propria storia e affermarsi soprattutto come persona capace di muoversi nel mondo da sola. In effetti, se ricordate, lei stessa in una fase del romanzo precedente, aveva esternato questa intenzione.
Come tutte le persone che si ritrovano a raccogliere i frutti di un’esistenza che cambia, Mirna ha paura di fare delle scelte e si sente sola nel compierle, nell’affrontare anche la maternità e tutte le variazioni interconnesse allo status genitoriale, tanto più che non può contare su un compagno, dato che Manlio ha fatto comunque delle scelte diverse ed entrambi hanno realizzato di non poter costruire niente altro a parte il loro intenso rapporto di amicizia che rimane unico nel suo genere. E da questo presupposto si trova dentro a un turbinio di situazioni e di emozioni che la obbligheranno a tirare fuori tutto il suo coraggio.

Quanto di Mirna c'è nell'autore?
Direi tantissimo, anche perché tra i miei personaggi proprio Mirna è uno di quelli a cui mi sento maggiormente legato.
Altri prima di me hanno detto più volte che dietro alle persone che creiamo ci siamo noi stessi, la nostra storia e le nostre pulsioni e credo che questa sia una costante, un appannaggio di noi che ci ostiniamo a raccontare delle storie con l’unico fine di presentarci ai lettori in forme più o meno creative. 
Se spinti dall’istinto di raccontare chi siamo o qualche messaggio che riteniamo importante, alla fine credo che non abbia importanza. Ciò che conta è il risultato finale, il come arriviamo a chi ci legge. È quasi un dogma ormai per gli scrittori, questo.
Poi, ovviamente, ognuno ha la sua specificità: Mirna con me ha in comune le mie conoscenze con l’amicizia, il saper credere nei rapporti interpersonali e il volerli vivere a fondo, non dimentichiamoci che un po’ tutti i personaggi di questa serie sono legati alla mia vita e che lo stesso Falene, dieci anni fa, è nato come dedica proprio alle persone importanti per me, un inno all’amicizia e all’affetto.
Ecco, penso che Mirna interpreti il mio spirito dell’amicizia, il rapporto speciale che si instaura con le persone affini che diventano una seconda famiglia, o una seconda pelle, a seconda dei casi. 
Rappresenta quel cumulo di affetti che, nonostante la lontananza, i litigi, le incomprensioni, ti porti dietro negli anni e nel momento stesso in cui rivedi te e loro, dopo tutto il tempo trascorso, ti senti fortunato per averli conosciuti e, magari, per portarteli ancora appresso. Non saprei spiegarlo meglio di così.

Quale è la chiave di svolta della narrazione all'interno dell'opera: l'arrivo di Alba determina un cambiamento notevole?
Alba per tutti i suoi amici rappresenta i buoni consigli: la persona che li esorta ad agire e che li pone a confronto con le paure e i timori, anche in modo diretto e drammatico. 
In questa storia però ho deciso di renderla più umana, mettendole sulle spalle un gravame ben preciso di fallimento e malinconia, per farla sentire fragile ed esprimere in questa sua fragilità anche dei sentimenti non positivi. 
Lei è la migliore amica di Mirna, ma anche di Manlio, e ritorna a Cagliari per riprendersi dai suoi fallimenti personali, e seppur continuerà a supportare Mirna per portare avanti la maternità senza il padre della bambina vicino e la spronerà a cogliere le occasioni che si presentano nella vita dell’amica, dovrà comunque fare i conti anche con se stessa. 
E diventerà comunque un notevole spunto di riflessione proprio sulla dimensione del percorso di vita, incarnando a sua volte su di sé la metafora delle Foglie
In un passaggio molto delicato, infatti, Mirna stessa dirà che la sua Foglia è proprio Alba, ma non svelo null’altro, altrimenti rischio di rovinarvi lo spirito della lettura.
Per cui sì, incarna proprio il cambiamento di assetto durante le vicende, mettendo in campo se stessa e il essere fino alla fine della storia.