Payam Feili: scrittore gay iraniano perseguitato arriva in Israele

È un poeta, un novellista, uno scrittore, molto giovane, tra poco trentenne, e nasce in Iran, nella suggestiva Kermanshah, città ricca di riferimenti archeologici storici e di simboli di una mitologia remota e affascinante, nell'Ovest dell'Iran, di ciò che fu la grande Persia: lui si chiama Payam Feili

Omosessuale, è dichiarato da sempre: come omosessuale ha vissuto nel suo paese, che ama e a cui è affezionato, diverse persecuzioni, arresti, fermi, licenziamenti fino a giungere a essere vittima di vere e proprie torture e di azioni degradanti perpetrate dalle forze dell'ordine, tra cui, da ultimo, la detenzione all'interno di un container per spedizioni per ben 44 giorni, come denunciato dal PEN American Center, organizzazione che promuove e sostiene la libertà di espressione di scrittori e artisti. 
Perché Payam è stato arrestato e costretto a rimanere rinchiuso in un angusto container in un luogo sconosciuto per più di sei settimane? Perché Payam è uno scrittore che è stato posto nella black-list degli autori non graditi dal regime iraniano, perseguitato dai Guardiani della Rivoluzione, integralisti islamici che sovrintendono la gestione dello Stato, in quanto gay e in quanto scrittore di testi considerati contrastanti con i dogmi indiscussi che stanno alla base della morale religiosa e all'ordinamento legislativo: testi, i suoi, in cui il pensiero e la narrazione non trovano, giustamente, limiti, riprendendo la personalità dello scrittore, raccontando storie d'amore sincere e vive, poetiche e liriche, semplicemente universali e umane. 

Un altro presupposto rende Payam perseguibile da parte del regime iraniano, anche nella nuova stagione inaugurata dal cosiddetto moderato Rouhani: aver sempre nutrito un fascino e un interesse per Israele, paese in cui i diritti GLBT sono rispettati e tutelati; paese in cui molti ragazzi gay chiedono diritto di asilo politico, perché perseguitati nei propri stati di origine; paese in cui l'esercito ha da tempo eliminato la regola "don't ask don't tell", garantendo l'accesso a tutte e tutti a prescindere dal proprio orientamento; paese in cui i gravi fatti perpetrati da ortodossi fanatici religiosi contro la comunità GLBT sono stati condannati dalle autorità più rilevanti delle istituzioni. 

Payam scrive a soli 19 anni il suo primo libro, The Sun's Platform, era il 2005, trovando subito la censura da parte del Ministro della Cultura e della Guida Islamica: da quel momento il giovane autore fu sottoposto a un continuo controllo sulla propria produzione, che fu bandita dal mercato editoriale iraniano. 

La sua ammirazione per lo stato di Israele e le sue opinioni libertarie, contrarie ai fondamenti del regime, hanno portato Payam a emigrare in Turchia e a chiedere più volte a Israele di poter essere accolto: in un intervento video sul suo canale su YouTube, Payam ha chiesto specificatamente alle autorità israeliane che tale desiderio fosse esaudito. E la richiesta è stata accolta, tanto da vedere sabato scorso Payam atterrare a Tel Aviv per poter partecipare, finalmente, alla presentazione del suo nuovo libro, I will Grow and Bear Fruit ... figs, edito da Gardoon Publishers in Germania, prima opera a non essere stata tradotta in persiano, pubblicata in ebraico e che parla della storia di un amore tra due amici ambientata nel periodo del conflitto iraniano iracheno risalente agli anni '80; una storia dimenticata la cui narrazione si apre con una frase poetica e lirica: "Ho 21 anni. Sono gay. Amo il sole del pomeriggio". 

Altri suoi lavori sono stati eliminati e censurati dalle autorità iraniane: ricordiamo il suo primo romanzo, Tower and Pond, pubblicato e distribuito negli States, così come i brevi racconti raccolti in Crimson Emptiness and Talking Waters, edito da Lulu, Son of the Cloudy Uears e un'antologia di poemi, Hasanak, non sono stati pubblicati in Iran. 

La versione in ebraico del suo nuovo romanzo ha portato definitivamente Payam a essere considerato come "nemico" del regime iraniano, figura da avversare e perseguitare, in quanto ama Israele, in quanto gay, in quanto ha voluto esprimere la propria libertà di scrittura attraverso il racconto di un affetto sincero, bello, poetico e universale. 

Payam aveva chiesto, come accennato, nel suo video intervento in ebraico di poter essere ospitato in Israele, chiedendo sostegno da parte della comunità GLBT del Paese e un aiuto di supporto e tutela da parte delle sue istituzioni: l'intervento ha colpito la ministra della cultura Miri Regev tanto da vederla farsi portavoce della richiesta di Payam e chiedere al collega ministro degli interni, Silvan Shalom, di rilasciare un visto come visitatore al giovane autore e potergli permettere di soggiornare in Israele. 

La richiesta di Payam è stata, pertanto, soddisfatta. Regev è un'ex generale dell'esercito, donna conservatrice certamente, ma che si è sempre impegnata nelle fila dell'esercito israeliano a far riconoscere i diritti GLBT dei suoi colleghi: la sua sensibilità sul tema ha visto, oggi, il suo intervento affinché Payam potesse giungere in Israele e partecipare alla presentazione del suo libro. 

Il libro ha registrato un alto gradimento da parte della comunità GLBT israeliana, tanto da eleggere Payam a icona culturale e riferimento letterario di grande portata: lo spirito di emancipazione che si apprezza nelle pagine del suo romanzo, così come in quelle di ogni sua opera, portano l'autore iraniano a essere considerato un modello comportamentale interessante e una figura fortemente apprezzabile.
Payam ha sempre considerato Israele essere "il posto migliore sulla Terra, ed il più bello", ed è anche per questo motivo che le Guardie della Rivoluzione Iraniana lo hanno osteggiato e perseguitato, additandolo come persona ostile allo stato islamico: Payam ha una Stella di David tatuata sul collo, simbolo a cui è fortemente legato, forse per la forma geometrica, non certo perché affine all'Ebraismo, come non risulta esserlo ad altre confessioni religiose. 
Diversi scritti di Payam, d'altronde, testimoniano una propria critica verso ogni forma di integralismo confessionale, tanto da veder pubblicare poemi erotici diretti e rivolti al Papa. 

Fino a sabato Payam abitava in Turchia, in una cittadina: della Turchia l'autore dice di aver conosciuto un Paese di certo poco amichevole nei confronti delle persone GLBT, paese maggiormente islamico, in cui, però, si trova una grande città, apprezzata da Payam, Istanbul, dove ogni anno si celebra il Pride, molto seguito e partecipato, tutelato dalle forze dell'ordine affinché possa essere svolto pacificamente e in modo libero. 
Payam crede molto nelle nuove generazioni di iraniani: grazie alla rete, i giovani stanno coltivando un proprio pensiero auto-determinato e sono consapevoli che la verità non sia quella filtrata e propagandata dal regime. 
Tale elemento è segno di una speranza di un futuro riscatto verso la libertà e la tutela dei diritti umani e civili in un Paese in cui essere gay significa essere autori di un reato penalmente perseguibile con la pena capitale, l'impiccagione. 
Non c'è, quindi, Payam lo sottolinea più volte, nessuna ostilità tra il popolo iraniano e quello israeliano: questo presupposto potrebbe trovare un risvolto prossimo importante e foriero di pace e convivenza tra le genti, all'insegna del rispetto della dignità e dei diritti umani universali.