Il risveglio di Enzo: da etero a gay

Ho incrociato Enzo su un social network: aveva lasciato dei commenti a un mio post che mi hanno indotto a chiedergli se potevo fargli un’intervista. Ha accettato.
Mi fai una tua breve presentazione?
Mi chiamo Enzo sono nato nel 1981 in provincia di Siracusa. Mi sono trasferito al Nord all'età di quasi sei anni per via del lavoro che giù scarseggiava e mio padre ne ha dovuto trovare uno al Nord. Sono il primo di tre fratelli o meglio l'unico maschio, perché ho due sorelle una di 28 e una di 15 anni.
Quando hai scoperto di essere omosessuale?
Diciamo che fondamentalmente l’ho sempre saputo: fin da bambino all'asilo, ero molto precoce ed ero attratto dai maschietti e non dalle femminucce. Diciamo che la consapevolezza l’ho avuta intorno ai 4-5 anni. A volte imitavo mia madre o le mie zie o facevo finta di essere una signora con figli.
Come lo hai capito?
L'ho capito perché, al contrario dei miei amichetti, mi piacevano i maschietti e non le femminucce. Anche se però, fin da bambino, ho sempre tenuto celata la cosa: mi comportavo come tutti i miei amici: facevo il bullo, toccavo il sederino alle bambine e avevo la fidanzatina.
Ero convinto che il mio gusto per i maschietti fosse sbagliato.
Perché hai scelto di reprimere la tua omosessualità? E quanti anni avevi quando hai iniziato con consapevolezza a reprimerti?
Ho scelto di reprimermi fin dalle medie perché, anche se già sapevo di essere omosessuale, in età più giovane (alle elementari ad esempio) mi interessava più che altro giocare.
Invece, dagli undici anni in poi, crescendo, ho capito sempre di più che la società non accettava questo genere di cose, anche perché fino agli inizi degli anni ‘90, l'omosessualità era ritenuta una malattia.
Poi avevo paura di mostrarmi per ciò che ero: chi mi avrebbe capito ed accettato a quell'età? Avrebbero potuto darmi contro: umiliarmi e tartassarmi con lavaggi del cervello. E, quindi, ho preferito tenermi tutto dentro e iniziare a condurre una vita come quella che conducevano i ragazzi etero.
Che significa fingere di essere un eterosessuale?
Fingere è come continuare a recitare una parte di un film, solo che, in questo caso, la parte recitata prende possesso della tua vita annullando ciò che sei veramente.
Fingevo di voler amare le donne anche se non volevo, per non far star male chi mi stava intorno. Mi dicevo che dovevo essere forte e fare la vita che facevano tutti.
Lo sguardo dei miei genitori quando stavo insieme a una ragazza era di orgoglio, del tipo: “Guarda mio figlio che playboy!”.
Non potevo deluderli e, ogni tanto, mi dicevo: "Dai Enzo che, quando cresci, ti passerà questa cosa". Pensavo che abituandomi ad uscire sempre con le ragazze la mia omosessualità sarebbe sparita ed io avrei messo su famiglia.
Avevi la ragazza, quindi?
Sì, ho avuto svariate fidanzate già dalle scuole medie, fino ad arrivare all'età di 29 anni, quando un giorno ho detto: “E che cazzo! È ora di cominciare a vivere!”.
Ci facevi sesso con le tue ragazze?
Sì ci facevo sesso. La mia prima volta con una donna avevo 17 anni.

Come ti eccitavi e avevi l'orgasmo?
Mi eccitavo cominciando a baciare e facendomi toccare. Funzionava tutto nel classico modo e avevo l’orgasmo.
Nelle tue fantasie facevi sesso con donne o con uomini? Intendo quando e se ti masturbavi?
E chi non si è mai masturbato?!
Comunque pensavo solo a uomini durante la masturbazione: non potendoli avere, l'unica cosa era quello di immaginarmelo un rapporto con un uomo!
E vedevi dei porno?
Sì vedevo molti porno. Vedevo porno classici, però, non omosessuali e quando mi masturbavo, ovviamente, mi piaceva molto l'uomo e mi immedesimavo nella donna del film.
Hai detto che ti immedesimavi nelle donne, quando immaginavi. Ti senti donna?
No, non mi sento donna. Mi immedesimavo nelle donne perché le ritenevo fortunate di poter avere un uomo da amare e da baciare ecc....
Durante l’adolescenza avrei voluto nascere donna, pur di avere un uomo, perché ero convinto che da uomo non avrei mai potuto appartenere ad un altro uomo.
Hai mai visto dei porno in compagnia di altri maschi?
Sì, con alcuni compagni delle scuole medie. E con uno di questi, all'età di 12 anni, c'è stato anche un rapporto completo. Anzi, più di uno, ed è durato circa uno due anni. Poi, andati alle superiori, tutto finì.
Alle superiori non hai più avuto modo di fare sesso con un altro uomo?
Dopo quegli episodi alle medie no. Poi, in età adulta, a 29 anni, rifeci sesso con un uomo. Per tutta l'adolescenza e fino ai 29, solo donne.
Come è successo? Intendo, come hai deciso di fare il grande passo?
Passavo dei momenti non tanto piacevoli: mia nonna morì per un cancro a dicembre del 2009 e a gennaio 2010 venne riscontrato il cancro a mia madre.
Da lì iniziò l'inferno.
Tutto questo mi ha dato l'input per capire che la vita è una e va vissuta.
[Enzo mi racconta alcuni dettagli della malattia di sua madre che ho preferito non trascrivere].
Secondo te, qualche tua ragazza ha mai sospettato che ti piacevano gli uomini?
Assolutamente no: non davo e non do affatto l'idea di essere gay. Quando lo dico, le persone pensano che stia scherzando!
Con chi hai fatto il primo coming out?
Il primo coming out l’ho fatto con una mia collega di lavoro che mi disse di essere bisex e quindi pensai “Chi meglio di lei potrebbe capirmi?”.
I tuoi lo sanno?
Sì, lo sanno.
Come l'hanno presa?
Con mia mamma è stato splendido. All'inizio mi chiedeva se ero sicuro, ma ha accettato la cosa da subito. Mi ha abbracciato dicendomi: “Sei mio figlio e in qualunque modo tu sia io ti vorrò sempre bene”.
Mio padre mi vuole bene, ma non ha ancora metabolizzato bene... Siamo ancora, come dire... nel Limbo. Lo sa, ma non si sbilancia e non chiede nulla. Non ha visto nemmeno la mia casa dopo due anni dall’acquisto.
Loro lo hanno saputo quando ho compiuto 30 anni.
Anche le mie sorelle lo sanno e con loro è tutto ok. Quella che l’ha presa meglio è stata la piccola, forse perché le nuove generazioni sono più abituate a questo genere di cose, fondamentalmente perché i ragazzi e ragazze omosessuali non si nascondono più, ma lo dicono apertamente.
Vivi solo?
No, convivo con il mio compagno.
Come giudichi la tua esperienza passata? Se potessi tornare indietro, rifaresti quello che hai fatto? Ossia, fingeresti ancora di essere etero fino ai 29 anni?
Se potessi tornare indietro, sicuramente lo direi molto prima, magari quando si ha più la consapevolezza come nell'età adolescenziale.
Sapendo, poi, come mi sono andate le cose nella vita, con depressioni di varie natura, non vorrei più sentirmi come mi sentivo allora.
Lo direi prima, per vivere al meglio e per sorridere di più, proprio come faccio oggi, perché stare bene con se stessi è la cosa più bella che si possa desiderare!
Perché hai accettato di parlarmi della tua esperienza?
Perché, sicuramente, ci sono ragazzi che hanno vissuto o che vivono in uno stato di repressione come feci io. Con la mia esperienza spero di far capire loro che la loro vita va al di là di tutto quello che possono pensare le persone:  non devono costringersi ad essere come gli altri vorrebbero che fossero, ma sentirsi naturali nel proprio essere e sapere che, una volta superato questo ostacolo, la vita sorride davvero.
Ci sono ragazzi che tentano il suicidio e qualcuno lo commette perché è in uno stato di depressione avanzato.
I ragazzi devono capire che tutto va vissuto.
Tu hai mai pensato al suicidio, se posso chiederlo?
Sì Danilo, ho anche tentato il suicidio, ma per fortuna ho realizzato che stavo facendo una cazzata. I miei anni fino al risveglio sono stati di depressione, anche se fingevo allegria.
Avevo 19 anni e ho ingerito dei farmaci a caso. Mia sorella si accorse e mi chiese cosa stavo facendo. Quando si mise a piangere, vomitai tutto mettendomi due dita in gola. La mia scusa per giustificarle la cosa fu che mi ero lasciato con la ragazza e le chiesi di non dire nulla a mamma e papà e lei mantenne il segreto.
Ora come stai?
Oggi sto da diooooooooooooo: sono libero, ho la mia vita. Anzi, mi sono ripreso in mano la mia vita! Sono felice, gioiso, rido, scherzo e mi metto in gioco.
Che domanda ti aspettavi che ti avrei fatto e invece non ti ho fatto?
Forse un po' più domande tipo: ma le ragazze con cui stavi lo sanno? o i tuoi amici? o i parenti? ecc.
O se mi piaceva con una donna e cosa mi mancava.
Di solito quando uno mi conosce, ed è un po' da ridere detta volgarmente, mi chiede: “Ma scusa Enzo, ma tanto è sempre un buco dove lo infili!”. La mia risposta è sempre la stessa e cioè: “Un buco è un buco, ma l'involucro è diverso”.
E le risposte che mi avresti dato?
Diciamo che con una donna, come già ti ho detto, sessualmente arrivo all'orgasmo, però manca quella sorta di chimica che provo solo con un uomo: le sensazioni si ampliano tantissimo e c'è più trasporto.
Anche nel baciare un uomo è una cosa meravigliosa: cosa che con le donne facevo tanto per fare, come potrebbero fare due amiche che si baciano per gioco e oggi come oggi molte lo fanno.
Come giudichi questa intervista? Possiamo diffonderla?
Tutto sommato l'intervista è molto da persona curiosa che ti chiede la tua esperienza.
Sì la si può diffondere, perché sono cose che più o meno tutti vogliono sentire e confrontare con la propria di esperienza. Ci sono parecchi ragazzi che hanno avuto la mia stessa esperienza. La cosa brutta è che, alle volte, se ne rendono conto dopo essersi sposati e magari aver messo al mondo dei figli.
Spero che, però, questa intervista possa aiutare, in qualche modo, chi si sente spiazzato e non sa cosa fare.
Che titolo daresti all'intervista? Ossia, come definiresti la tua esperienza in estrema sintesi?
Mi piace usare la parola che ho usato prima e cioè “risvegliarsi”, e non perché uno dorme, ma perché uno, quando capisce che è davvero giunto il momento per essere se stesso, come la fenice brucia tutto ciò che non lo fa stare bene per poter rinascere dalle ceneri e iniziare la sua vera vita!