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Visualizzazione dei post da Marzo, 2011

Qualche parola sull’omofobia

[...] <l’omofobia> nel corso dei secoli discende sempre dalle stesse rozze motivazioni inconsce: il bisogno di difendersi da parti di sé - latenti, scisse, rimosse - vissute come inquietanti. [...] I teppisti che si dichiarano disturbati e disgustati dalla visione dell’omosessualità altrui in realtà la vanno a cercare, proprio perché ne sono segretamente attratti. La “punizione” che infliggono con spranghe e coltelli serve poi a scaricare senza vergogna la loro eccitazione. [...] Le persone “per bene” manifestano invece la loro ostilità omofoba nelle forme ambigue e socialmente accettate della derisione, dell’ironia; Simona Argentieri, A qualcuno piace uguale, Torino, Einaudi, 2010, passim, corsivi nel testo.

L’omofobia interiorizzata degli insospettabili

Nel mondo gay ci sono omosessuali che vengono definiti (e molto spesso si autodefiniscono) “insospettabili”.

Costoro, ovviamente, sono “insospettabili” solo per quegli eterosessuali che, mancando di "gaydar" (ossia di ciò che fa capire al volo a un gay di trovarsi in presenza di un altro gay), non si accorgono che tali “insospettabili” sono omosessuali.
Ovviamente, l’eterosessuale di cui si sta parlando crede che gay voglia dire effeminato, checca, e via discorrendo.  Coloro, invece, che sono lontani dall’aver introiettato tale equazione (ossia gay = effeminato), non rientrano nel computo di quanti credono nell’esistenza degli “insospettabili”.  Costoro o “sospettano” e basta (e di chiunque) o non sospettano e punto.
Tra gli omosessuali che si pavoneggiano del titolo di “insospettabile” e che chiedono ai vari partner “l’insospettabilità” come prerequisito per ogni tipo di relazione, non va negato che serpeggi un’omofobia più o meno interiorizzata che deriva, credo, dalla stess…