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L’omofobia interiorizzata degli insospettabili

Nel mondo gay ci sono omosessuali che vengono definiti (e molto spesso si autodefiniscono) “insospettabili”.

Costoro, ovviamente, sono “insospettabili” solo per quegli eterosessuali che, mancando di "gaydar" (ossia di ciò che fa capire al volo a un gay di trovarsi in presenza di un altro gay), non si accorgono che tali “insospettabili” sono omosessuali.
 
Ovviamente, l’eterosessuale di cui si sta parlando crede che gay voglia dire effeminato, checca, e via discorrendo. 
 
Coloro, invece, che sono lontani dall’aver introiettato tale equazione (ossia gay = effeminato), non rientrano nel computo di quanti credono nell’esistenza degli “insospettabili”. 
Costoro o “sospettano” e basta (e di chiunque) o non sospettano e punto.
 
Tra gli omosessuali che si pavoneggiano del titolo di “insospettabile” e che chiedono ai vari partner “l’insospettabilità” come prerequisito per ogni tipo di relazione, non va negato che serpeggi un’omofobia più o meno interiorizzata che deriva, credo, dalla stessa equazione di cui si è detto (gay = effeminato). 
A tale equazione ne aggiungono, però, un’altra, ovvero effeminato = errore della natura. 
Un’equazione che mette i brividi e che viene, in molti modi, diffusa sia da certi eterosessuali omofobi, sia da tali omosessuali ugualmente omofobi.

L’effeminato è colui che rifiuta di sottostare a un cliché di mascolinità che, per molte persone, equivale a un dato di natura, quando, invece, la mascolinità è solo il risultato di un’azione rigidamente culturale. 
 
La maschilità viene, infatti, inculcata ai maschi tramite una rigida educazione mirante a eliminare dal maschio “residui” di femminilità. 
Un’educazione mirante, quindi, alla costruzione di un prototipo maschile esistente davvero solo nella mente di chi ci crede.
 
Va da sé che effeminato non vuol dire necessariamente omosessuale, in quanto, ovviamente, vi sono moltissimi effeminati eterosessuali.
 
Effeminato vuol dire solo maschio che non si attiene alle convenzioni e che, per questo, “canta fuori dal coro”.
 
Ora il fatto che un omosessuale possa gloriarsi di essere “insospettabile” fa davvero riflettere, in quanto dimostra sia che egli è succube e vittima della cultura eterosessista e machista, sia che, oltre che vittima, è anche disposto a farsi carnefice, diffondendo gli assurdi stereotipi di maschilità che ha ben bene introiettato.
 
E, diffondendo stereotipi e alimentando il disprezzo nei confronti degli effeminati (etero e omosessuali che siano), essi non fanno altro che diffondere (consapevolmente o inconsapevolmente) l’omofobia. 
Un’omofobia che colpisce, ovviamente, tutti gli omosessuali indistintamente, anche quelli “insospettabili”.
 
Gli “insospettabili”, se davvero volessero uscire dall’equazione gay = effeminato alla quale dichiarano di non credere, dovrebbero smettere di proporsi come “insospettabili” e iniziare a definirsi semplicemente gay, così come fanno tutti coloro che “insospettabili” non si credono. 
Per far ciò, dovrebbero capire per primi che essere effeminati non significa essere degli errori della natura.

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