mercoledì 30 maggio 2012

Perché non andrò al Pride di Bologna


Ascolta il post - Voce di Luca Grandelis


Ho appena cancellato la prenotazione che avevo fatto in un hotel di Bologna per la notte del 9 giugno: era mia intenzione, infatti, partecipare al Gay Pride Nazionale e, poi, dormire a Bologna e fare ritorno a casa il giorno dopo.
Da ieri, invece, ho deciso che non andrò a Bologna per il Gay Pride. Mi auguro, anzi, che la manifestazione venga annullata, ma, prima di ogni decisione da parte del comitato organizzatore, per quel che mi riguarda vale la mia decisione in merito. Niente Pride a Bologna. 
Ecco perché:
  • partecipare a un Gay Pride mentre poco distante migliaia di persone sono angosciate per la paura del terremoto mi farebbe sentire una persona superficiale e svagata. Insensibile. Cosa che ritengo di non essere;
  • partecipare a un Gay Pride assieme ad altre migliaia di persone e affollare e intasare quei posti di rifugio che, invece, possono essere destinati alla popolazione mi pare un atto di inciviltà notevole. Meglio lasciare campo libero a chi ha bisogno di una camera d’albergo o di spazi di manovra;
  • partecipare a una sfilata silenziosa (come alcuni hanno proposto di trasformare il Pride di Bologna) mi farebbe stare male: il Pride è gioia, è allegria, è rivendicazione festosa. Una sfilata silenziosa mi ricorda troppo i funerali e le processioni delle beghine. Cose lontanissime da un Pride;
  • partecipare a un Pride e sapere per certo che gli omofobi non mancheranno occasione di sollevare polemiche sul fatto che si è manifestato mentre le persone del luogo soffrivano per il terremoto mi farebbe incredibilmente sentire complice di tali persone inqualificabili (gli omofobi, intendo);
  • non partecipare al Pride di Bologna non mi impedirà di poter prendere parte a uno o a più d’uno degli altri Pride previsti in Italia. Anzi, fosse in mio potere, come detto, il Pride di Bologna sarebbe da annullare e sarebbe da promuovere Milano o Roma a Pride Nazionale.
In poche parole, non andrò a Bologna perché mi pare l’unica scelta sensata da fare.

martedì 29 maggio 2012

Gianluca Spitalieri poeta militante

Abbiamo intervistato Gianluca Spitalieri poeta e militante per i diritti delle persone GLBT. Si è parlato della sua attività poetica, della rassegna letteraria "Non siamo solo amici" che si è svolta a Bergamo e della situazione delle persone GLBT in Albania.

lunedì 28 maggio 2012

La scuola contro l'omofobia



Video davvero carino prodotto dagli alunni del liceo artistico statale “M. Festa Campanile” di Melfi realizzato per concorrere al Giffoni Film Festival.

Via QueerBlog 

venerdì 25 maggio 2012

Dalla maschera al matrimonio. Storia della lesbica Paola Concia

Ascolta il post - Voce di Luca Grandelis


Si chiude il libro con gli occhi lucidi per la commozione: l’ultimo capitolo di La vera storia dei miei capelli bianchi di Paola Concia, scritto con Maria Teresa Meli, edito da Mondadori, è, infatti, davvero toccante, fatto com’è della descrizione della cerimonia (e del ricevimento) che ha unito in matrimonio Paola e Ricarda. Cerimonia e ricevimento svoltisi in Germania, perché in Italia non è ancora possibile, per due persone omosessuali, sposarsi o regolare in altro modo la propria unione. Un diritto negato che ci allontana in modo siderale dal livello di civiltà raggiunto da gran parte dei paesi europei; così come da essi ci distanzia la mancanza di una legge contro l’omofobia e di una legislazione che regoli l’omogenitorialità, ossia la vita genitoriale delle persone GLBT.
Tre leggi di cui l’onorevole Concia lamenta la mancanza nel suo libro e di cui (soprattutto di una) si è fatta promotrice di discussione nel Paese e in Parlamento (nota, infatti, la sua battaglia a favore di una legge contro i crimini di omofobia, di cui, ella stessa, assieme a Riccarda, è stata vittima a Roma).
Tre leggi che darebbero uguali diritti a tutti i cittadini italiani che, ricorda l’Autrice, non vengono emanate perché osteggiate dal Vaticano. E quanto i politici italiani siano succubi di uno stato straniero (quale, appunto è il Vaticano) lo ricorda in più punti la stessa Concia che non esita a giudicare pavida anche la politica della sinistra italiana, quella in cui l’onorevole milita fin dalla giovinezza.
Politici, quelli italiani, che spesso e volentieri si sentono in diritto di abbandonarsi a dichiarazioni e comportamenti palesemente omofobi, anche quando, in segreto, chi li compie è omosessuale. Una situazione che la Concia denuncia nel suo libro, senza però arrivare all’outing (ovvero alla denuncia di quei parlamentari che in pubblico sono omofobi e in privato vivono, forse malamente, la loro omosessualità). Una scelta, quella di non fare outing di cui, forse, la Concia non è pienamente convinta se è vero che nel suo libro ella fa notare come la clamorosa azione di outing fatta in Germania dal regista Rosa von Praunheim abbia giovato a tale paese al punto da innescare il processo che ha portato la Germania a riconoscere il diritto agli omosessuali a regolarizzare le loro unioni.
Ma forse la scelta dell’onorevole Concia di non attuare forme di outing si deve al suo vissuto personale, specie quello degli anni giovanili.

martedì 22 maggio 2012

Per la visibilità delle lesbiche. Partecipiamo alla produzione del documentario


Grazie all’intervista che Pier de Il Grande Colibrì ha fatto a Laura Landi sono venuto a conoscenza del progetto che Laura e Giovanna Selis stanno tentando di realizzare: un documentario sulla visibilità delle lesbiche in Italia che, provocatoriamente, si intitola Le lesbiche non esistono.
Siccome l’idea mi piace e credo sia importante dare un contributo, ho deciso di partecipare alla produzione del documentario comprando 2 quote e invito tutti a prendere visione dell’iniziativa e, potendo farlo, a partecipare. Una quota costa 10 euro.


venerdì 18 maggio 2012

Maura Chiulli parla di Out

Ieri, in occasione della Giornata internazionale contro l'omofobia, abbiamo incontrato la scrittrice Maura Chiulli, autrice di Out. La discriminazione degli omosessuali edito da Editori Internazionali Riuniti.

 


Vedi anche la recensione a Maledetti froci & maledette lesbiche

domenica 6 maggio 2012

Storia del Movimento gay in Italia


Ascolta il post - Voce di Luca Grandelis


Il movimento gay in Italia di Gianni Rossi Barilli è uscito nel 1999 edito da Feltrinelli ed è un saggio di cui si consiglia la lettura a tutte le persone GLBT. In esso l’Autore, con puntualità e linguaggio scorrevole, ripercorre la storia del movimento gay italiano dalle sue origini (negli anni Settanta del Novecento) fino alla soglia del nuovo millennio, ossia, fino alla vigilia del World Pride di Roma del 2000. Non manca un ampio capitolo introduttivo in cui si ripercorre la vita degli omosessuali italiani dagli inizi del Novecento alla nascita del Fuori (Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano) avvenuta a Torino nel 1971.
Quella del movimento gay in Italia nel Novecento è una storia di uomini e donne che hanno, innanzitutto, fatto fatica a riconoscersi essi stessi come soggetti portatori di diritti e, quindi, a farsi riconoscere come tali anche dagli eterosessuali. Una storia che ha contato pochi progressi, qualche vittoria inaspettata e molte brusche frenate.
Un movimento che, ricorda il saggista, ha combattuto molto per rivendicare diritti sempre negati con ostinazione dagli omofobi (in primis dal Vaticano), ma ha anche dovuto lottare, con uguale tenacia, contro le beghe che, a ogni alito di vento, nascevano al suo interno.
Un movimento, quello italiano, fin da subito caratterizzato da un fiorire di associazioni e comitati che ne hanno, più di una volta, indebolito l’azione non solo perché la molteplicità di sigle non dava, all’esterno del movimento, un’immagine di unità, ma anche e soprattutto perché, invece di collaborare serenamente tra loro, le associazioni e i comitati non mancavano di accusarsi e lottare gli uni contro gli altri in modo sterile e inconcludente.
Anche dopo la nascita dell’Arcigay (che, negli Anni Ottanta, da associazione di Palermo, pian piano, divenne associazione nazionale), la molteplicità di soggetti presenti all’interno del movimento è stata sia una ricchezza (perché ha dato voce a tanti soggetti politici), sia una debolezza (proprio perché tali voci, troppo spesso, hanno cantato fuori dal coro).
E, ciò detto, sembra davvero miracoloso quanto di positivo il movimento è, comunque, riuscito a realizzare, soprattutto in considerazione del fatto che i poteri contro cui combatte(va), in Italia, erano e sono davvero forti. Sono poteri, come più volte detto da Barilli, guidati dal Vaticano che, in ogni modo e in ogni occasione, non ha mancato (e non manca) di far sentire la propria voce per impedire che alle persone GLBT venissero (e continuino a venir) riconosciuti anche i più elementari diritti.
Barilli, però, sottolinea pure come l’azione del movimento gay in Italia sia stata indebolita anche dal comportamento di troppi omosessuali (sia uomini, sia donne) che hanno preferito non rendersi visibili, in tal modo tenendosi lontani dalla lotta per il riconoscimento dei diritti e conducendo una doppia vita che li ha portati a frequentare l’ambiente omosessuale solo quel tanto che bastava per divertirsi nei locali o nei luoghi di battuage. 
Una scelta di vita che, in questi ultimi anni (che, per ovvie ragioni, non sono registrati nel libro di Barilli), sembra essere percorsa da sempre meno persone, tanto è vero che, ad esempio, i Gay Pride, da eventi animati da pochi sparuti militanti, sono diventate manifestazioni di massa. Un’evoluzione che lascia ben sperare quanti hanno a cuore la vita democratica e il progresso civile del nostro Paese.

martedì 1 maggio 2012

Quando eravamo froci

Ieri nel Ridotto del Teatro Donizetti di Bergamo è stato presentato il saggio Quando eravamo froci di Andrea Pini edito da ilSaggiatore. Abbiamo intervistato l'Autore.

www.paroleglbt.info

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