Dire fare baciare lettera testamento


In nessun paese. Perché sui diritti dell'amore l'Italia è fuori dal mondo che Ivan Scalfarotto ha scritto con la collaborazione di Sandro Mangiaterra, edito da Piemme, fotografa (da una posizione privilegiata: quella di vicepresidente del PD) la situazione disperata (ma, per alcuni, non disperante) in cui versa l'Italia dei diritti (negati).
Scalfarotto racconta l'Italia e la confronta con gli altri Paesi europei ed extraeuropei, sia dal punto di vista legislativo, sia dal punto di vista della vita vissuta (l'autore ha infatti vissuto all'estero per anni, a Londra e a Mosca in particolare).
L'Italia ne esce con le ossa rotte in quanto, pur non facendo parte di quei Paesi in cui la diversità sessuale è condannata con la pena di morte, non fa neppure parte dei Paesi civili, in quanto non riconoscendo pieni e uguali diritti alla comunità GLBT (gay lesbica bisessuale e transgender) vive un grave deficit democratico. Infatti, negando i “diritti dell'amore”, l'Italia «resta distantissima dal mondo che ha voglia di crescere, di evolversi, di adeguare la mentalità e gli istituti giuridici ai cambiamenti della società», facendo restare milioni di cittadini privi di diritti civili.
«Ritrovarsi senza tutele – scrive l'autore – si traduce in difficoltà concrete, battaglie quotidiane, fatica di vivere». 
Cosa ciò possa comportare concretamente per un gay, viene descritto nei capitoli del libro, nei quali Scalfarotto fa spesso riferimento alla sua vita vissuta, alla sua esperienza personale.
I capitoli sono divisi come il famoso gioco infantile “Dire fare baciare lettera testamento” che, per Scalfarotto, è una metafora della vita.
In “dire”, ad esempio, Scalfarotto racconta la difficoltà che ogni persona GLBT incontra nel doversi dichiarare a familiari e amici, fare, come si usa dire, il coming out, la cui importanza, afferma l'autore, «consiste nel manifestarsi al mondo nella propria completezza e nella possibilità di vivere pubblicamente e socialmente l'aspirazione alla propria felicità».
In “fare” racconta le difficoltà e i soprusi cui spesso sono sottoposte le persone GLBT nel mondo del lavoro e non solo: infatti, «nella nostra società vecchia, maschilista, familista, <gli omosessuali> non dovrebbero fare niente. Lavorare, divertirsi, viaggiare, mettere su casa».
In “baciare” racconta quanto possa diventare difficile e pericoloso amarsi in un paese omofobo come l'Italia, in cui «L'amore gay è impresentabile, offende, va oscurato».
In “lettera” ricorda i diversi tentativi (falliti) fatti in Parlamento per poter riconoscere i diritti anche alle persone conviventi, fino alla recente sentenza della Corte costituzionale che ricorda come la nostra Costituzione non vieti i matrimoni omosessuali. Se non si è riusciti a giungere a una legge che dia uguali diritti a ogni cittadino, dice l'autore, la colpa oltre che delle ingerenze della Chiesa cattolica, della miopia e vigliaccheria dei nostri politici, è anche del movimento omosessuale che, diviso com'è, in mille sigle e associazioni non si presenta compatto e con la forza di rappresentare una numerosa minoranza difronte agli interlocutori.
In “testamento”, infine, Scalfarotto fa i conti con la morte: cosa voglia dire morire (o anche solo ammalarsi) e non avere gli stessi diritti degli altri morti o degli altri familiari del malato/defunto. «Non hai nemmeno diritto al rispetto».
Chiudono il volume, che si legge tutto d'un fiato, le “Dieci cose da fare subito” e che vanno dall'estensione della possibilità di sposarsi a tutti i cittadini, alla riaffermazione della laicità dello Stato (il nostro è «Un paese prigioniero della religione»), passando da una legge sull'omogenitorialità e una contro l'omofobia e dalla riassegnazione anagrafica alle persone transessuali senza necessità dell'intervento chirurgico.
Un bel libro, quello di Scalfarotto, di cui si consiglia la lettura a ogni cittadino, ma soprattutto ai nostri politici di ogni schieramento. Bene sarebbe, poi, che esso fosse letto anche dai preti e prelati...