Non ci si sposa per ottenere voti in più

Sta facendo discutere l’intervista che Nichi Vendola ha rilasciato a Raffaele Panizza di “Max” (il numero è ora in edicola). Fa parlare soprattutto tale domanda (e relativa risposta):
Arcigay vorrebbe da te un gesto forte. Perché non sposi il tuo compagno?
Per me è già una violenza questo ingresso nella mia vita privata. Non ho mai parlato della mia intimità, e non intendo farlo.
Partendo dalla risposta, alcuni hanno detto che Vendola non è il leader nel quale i gay di sinistra possano sperare per vedersi riconoscere certi diritti, primo fra tutti il diritto al matrimonio.

Va però precisato che Vendola, in tale risposta, non ha affatto dichiarato che i gay non debbano sposarsi, né ha dichiarato che lui stesso non abbia intenzione di sposarsi. Ha semplicemente detto che vive come una violenza il fatto che qualcuno possa chiedergli di sposarsi.
E come dargli torto? Il matrimonio non è un passo da compiere per dare segnali politici, né per fare atti dimostrativi. Il matrimonio è un evento assolutamente privato che coinvolge (nei paesi occidentali) due persone che devono scegliere se sposarsi o no.
Se Vendola dovesse scegliere di sposarsi solo perché il farlo gli porterebbe qualche manciata di voti in più, darebbe prova di essere un mestierante della politica, cosa che non sembra proprio essere. Paradossalmente, se Vendola si sposasse per tranquillizzare i suoi elettori, si comporterebbe come fanno alcuni politici dichiaratamente eterosessuali che si sposano perché il Vaticano difende i valori della famiglia!
Se Vendola si sposasse pensando più ai voti che alla sua felicità, probabilmente perderebbe i voti di quanti vedono in lui una speranza nel cambiamento. In quanti vedono in lui una diversità.