A scuola e in famiglia

Antonella Montano ed Elda Andriola hanno scritto una “guida per l'educazione” davvero importante e di grande valore: Parlare di omosessualità a scuola, edito da Erickson.
Si tratta di un volume diviso in due: la prima parte è più teorica e di inquadramento generale: mentre la seconda è più operativa e offre agli insegnanti una serie di “schede” contenenti spunti di lavoro da svolgere in classe con i propri allievi.
L'intento della guida è quello di far conoscere l'universo omosessuale a insegnanti, studenti e genitori, al fine di favorire l'integrazione delle persone omosessuali, specie di quelle adolescenti che, in ragione della loro giovane età, sono le più fragili vittime dell'omofobia e del bullismo omofobico.
Un saggio, quindi, che spiega agli eterosessuali cosa significhi per un/a giovane scoprirsi omosessuale e dover fronteggiare il “modello unico” che la società etero-sessista vuole imporre a chiunque tramite lo stigma sociale e i pregiudizi che colpiscono l'omosessualità.
Un libro importante perché entra nella vita delle aule scolastiche, nelle quali, per solito, di omosessualità non si parla. Un silenzio colpevole che aumenta il senso di isolamento percepito dai giovani gay e dalle giovani lesbiche.
Nelle scuole italiane, ricordano le autrici, di omosessualità non si parla mai:
nessun programma scolastico che faccia anche solo accenno all'esperienza di altri omosessuali che abbiano contribuito alla storia dell'uomo – nella letteratura, nell'arte, nella storia o nella tecnica o nella filosofia o nelle scienze – e che smentisca l'errata convinzione – già radicata negli adolescenti – che essere omosessuali equivalga a essere persone inferiori, perdenti.
Ma di omosessualità non si parla neppure in famiglia e il giovane si sente sempre più solo e isolato.
Isolato e spesso vittima di violenze, dato che, come affermano le due saggiste, la “società approva e appoggia l'omofobia, non condannandola e non offrendo un modello di comportamento alternativo, in cui i gay siano rispettati”.
Non stupisce, quindi, se nei giovani gay si possa abbastanza facilmente verificare il fenomeno dell'omofobia interiorizzata che, nei casi più gravi, può condurli al suicidio. Ma la maggior parte dei giovani gay e delle giovani lesbiche non si piega alla volontà del “movimento anti-gay” (come viene definito dalle autrici), e riesce a “resistere” e a superare i momenti difficili, maturando una forte consapevolezza di sé e capendo che essere omosessuali non significa essere dei “deviati” e dei “perversi”.
Una consapevolezza che li porta a fare coming out in famiglia e con gli amici. Il coming out come “unica scelta che il gay e la lesbica possono fare”: “decidere se essere onesti su ciò che sono oppure nascondersi”. Una scelta che nell'ambito familiare diventa “un atto d'amore nei confronti dei genitori, un atto di fiducia con il quale egli chiede sostegno e comprensione”.
Il volume non parla solo dei giovani che scoprono di essere omosessuali, ma anche di quei ragazzi (in Italia circa centomila) che vivono in famiglie omogenitoriali (quelle in cui i genitori sono omosessuali) e che frequentano le aule scolastiche. La scuola italiana non è preparata ad accogliere anche tali bambini e ragazzi.
Una guida scritta con un linguaggio comprensibile e adatto a un vasto pubblico. Anche per questo, e non solo per la serietà scientifica con la quale è stato scritto, che si spera che tale volume sia adottato dalle scuole italiane.
Ad ogni modo, un libro da leggere con attenzione.