La versione di Mathilde: fu tutta colpa di Rimbaud

«Quali furono le cause della mia infelicità, della mia vita spezzata e, più tardi, della triste e avventurosa esistenza di Verlaine? Rimbaud! L’assenzio!...».
Con tali parole Mathilde Mauté, moglie di Verlaine, sintetizza la sua tesi: il suo breve matrimonio fu rovinato dalla presenza di Rimbaud che ebbe, su suo marito, un influsso nefasto: lo indusse a bere fino a ubriacarsi, cosa che lo rendeva violento e irragionevole.
Inoltre, fu a causa di Rimbaud se Verlaine abbandonò il tetto coniugale, la moglie e il figlio appena nato e fuggì all’estero con “l’amico” (la Mauté usa sempre la parola “amico” e mai altre più esplicite e appropriate, come “amante”, “compagno”...).
Una versione, quella che Mathilde sostenne nelle sue memorie che ricalca quanto già espresso nell’istanza di separazione dal marito, ma che Daria Galateria (curatrice del volume edito da Sellerio) ricorda essere falsa: Verlaine ebbe comportamenti violenti contro Mathilde ben prima che Rimbaud entrasse nelle loro vita. Per non dire del fatto che Verlaine era un noto ubriacone anche prima di conoscere Rimbaud.
La verità era che Verlaine era un uomo mentalmente instabile e violento, lontanissimo dalle abitudini dell’alta borghesia tanto cari alla sua giovanissima moglie.
Un poeta maledetto.
Un uomo dilaniato da conflitti interiori difficilmente immaginabili da una ragazzina che, fino al matrimonio, ignorava perfino come si generano dei figli...
Un uomo, Verlaine, capace di squisite gentilezze (da sobrio) e scenate violentissime (da ubriaco), sia con la moglie, sia con l’amato Rimbaud che, non si scordi, fu vittima della sua collera e si beccò una revolverata.
Ma Mathilde, nelle sue memorie, scritte soprattutto per rispondere a distanza alle accuse mosse contro di lei nel libro biografico di Edmond Lepelletier Paul Verlaine, sa vie, son œuvre (1907), insiste nella sua tesi: durante il periodo di fidanzamento; il primo periodo di matrimonio e fino a otto giorni prima che il loro bambino nascesse, Verlaine non fu mai violento, perché non si ubriacò mai. E per sostenere la sua versione, la Mauté non esita a contraddire quanto da Verlaine scritto nelle Confessioni a proposito delle di lui violenze contro la moglie appena sposata.
Solo quando «quel monello deviato» di Rimbaud entrò nella loro vita, Verlaine, subendone l’influsso, divenne un alcolizzato violento.
E quando Rimbaud fu allontantato da Parigi e Verlaine iniziò a frequentare assiduamente Louis Forain, suo marito tornò l’uomo squisito e gentile che lei aveva conosciuto; per, poi, tornare violento quando Rimbaud si ripresentò a Parigi.
E, a proposito di Forain, vale la pena riportare una frase un po’ sibillina che la Mauté sostiene le abbia detto il marito a mo’ di spiegazione del suo carattere mutevole:
«Quando vado con la gattina bruna io sono buono, perché la gattina bruna è molto dolce; quando vado con la gattina bionda, sono cattivo, perché la gattina bionda è feroce»
E la Mauté chiosa specificando che la «gattina bruna» era Forain, mentre quella bionda Rimbaud.
Insomma, era sempre e solo colpa di Rimbaud!

Il libro di memorie di Mathilde Mauté è leggibile in forma mutila (sono stati pubblicati solo i capitoli relativi alla sua vita accanto a Verlaine, quelli che, presumibilmente, più interessano il lettore) con il titolo Moglie di Verlaine.
Si tratta di una lettura interessante sotto diversi punti di vista, ma soprattutto per la descrizione da lei fatta del marito e di Rimbaud.
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