Lo sguardo omoerotico di Luchino Visconti

Poetica e prassi della trasgressione in Luchino Visconti 1935 - 1962 di Mauro Giori edito nel 2011 da Libraccio Lampi di stampa è decisamente un saggio per specialisti.
In esso il Saggista presenta e analizza dettagliatamente alcuni film e spettacoli teatrali di Visconti, realizzati tra il 1935 e il 1962. Sono gli anni di pellicole cinematografiche come Ossessione, Senso, Rocco e i suoi fratelli e di spettacoli come Adamo e L’Arialda.

Attraverso la ricostruzione delle produzioni ora citate, Giori dimostra come Visconti, non solo prevedeva che i suoi lavori avrebbero suscitato scandalo, ma, in qualche modo, ne sollecitava gli esiti, in quanto, proprio attraverso lo scandalo, egli voleva indurre lo spettatore a riflettere attentamente su quanto aveva visto. La provocazione, per Visconti, non era fine a se stessa, ma necessaria affinché il “fatto” artistico si concludesse positivamente. Ovvero, lo spettatore da passivo ricettore dello spettacolo, diventasse attivo e partecipe.

Mezzo principale attraverso il quale Visconti suscitava scandalo era il sesso (spesso omosessuale). Praticamente, non vi è produzione artistica viscontiana dove la storia e i personaggi non siano ampiamente erotizzati.
Giori, nelle sue analisi, si ferma sui personaggi maschili (non solo sui protagonisti, ma anche su personaggi apparentemente minori), per dimostrare come Visconti abbia operato un sistematico mutamento nella rappresentazione del corpo maschile (soprattutto al cinema). Lo sguardo del regista era omoerotico e il corpo maschile diventava oggetto erotico per eccellenza, a volte a scapito del corpo femminile.
Inoltre, Visconti prendeva le distanze dalla rappresentazione viriloide della maschilità e presentava al pubblico corpi maschili potenzialmente eversivi, in quanto carichi di ambiguità.
Un’ambiguità che era omosessualità e che, nell’attardata e omofoba società italiana dell’epoca, non poteva che suscitare reazioni assai forti che, spesso, diventavano scomposte.
Nel suo saggio Giori ricostruisce anche la ricezione presso critica e pubblico delle produzioni viscontiane, in modo da dare conto al lettore delle proporzioni, a volte abnormi, assunte dagli scandali.
Abnormi rispetto a quelle che, per Giori, erano le intenzioni di Visconti che, a suo dire, non «puntavano a scardinare in modo radicale la morale corrente», in quanto il regista non sollecitava reazioni di rifiuto del pubblico nei confronti delle sue opere.
Un saggio, quello di Giori, la cui lettura si consiglia a quanti, per esigenze di studio, debbano approfondire la conoscenza dell’opera di Visconti.