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Napoli era pregna di cattiveria e di lussuria

Edito da Colonnese per la prima volta nel 1981 e, successivamente, nel 1998 (e nel 2000) in edizione ampliata, Verso il sole di Oscar Wilde, a cura di Renato Miracco, ricostruisce - con materiali di diversa natura - il soggiorno napoletano che Wilde compì, assieme all’amato Lord Alfred Douglas, dopo essere uscito dal carcere, nel quale aveva scontato due anni di lavori forzati per aver consumato atti di sodomia.

Va detto che i due amanti avevano seri problemi di liquidità che si aggravarono appena si venne a sapere che si erano ricongiunti e che vivevano assieme a Napoli (località nella quale si erano recati separatamente per non dare nell’occhio). 
Infatti, i fondi furono loro tagliati e si fece di tutto perché si lasciassero: sembrava davvero troppo che Wilde potesse vivere di nuovo assieme all’uomo che aveva amato!
Di tutto ciò Wilde è consapevole e ne ragiona con amici e avvocati nella corrispondenza riportata dal curatore nel volume. Si tratta di lettere nelle quali lo Scrittore si lamenta della mancanza di denaro, ma, ancora di più, della brutalità con la quale lo si trattava. Due anni di lavori forzati non erano bastati perché Wilde fosse considerato a pari con la giustizia.
Ciò che mi sorprende e mi interessa nella mia attuale condizione, è che, dall’istante in cui le forze del mondo cominciano a perseguitare qualcuno, esse non si fermano più. [...] 
Cessare la persecuzione, significa riconoscere che si è avuto torto - e ciò il mondo non lo farà mai. Inoltre, il mondo è furioso perché la sua punizione non ha prodotto effetti. 
[Da una lettera a Robert Ross del 25.11.1897]
E, davvero, non avrebbe potuto produrne, dato che, come ricorda altrove Wilde stesso, «I patrioti incarcerati perché amavano la patria amano la patria, e i poeti incarcerati perché amavano i ragazzi amano i ragazzi.», ovvero, è impossibile modificare la propria natura.

Va subito chiarito che Wilde non soffriva di manie di persecuzione: egli era davvero perseguitato! Lo provano i fatti spiacevoli di cui fu vittima nel napoletano e la lettura dei giornali partenopei che non mancarono di dargli addosso.
Tra le disavventure, va, ad esempio, ricordato come i ristoratori di Capri invitassero Wilde e Lord Douglas a uscire dai loro locali senza cenare, perché la loro presenza avrebbe potuto essere causa di fastidio per gli altri commensali.
Mentre, per quanto riguarda l’astio riversatogli addosso dalla stampa napoletana, valga come esempio quanto riportato da un giornale scandalistico dell’epoca:
[...] il cameriere dell’albergo disse che una sera Wilde era tornato seguito da cinque soldati: un marinaio, un artigliere, un granatiere, un bersagliere e un fantaccino, coi quali aveva trascorso tutta la notte.
Io - aggiunse il cameriere - mi svegliavo di tanto in tanto chiedendomi: chissà quale arma monta la guardia in questo momento!
A parte la volgarità dell’allusione del cameriere (che sembra più un’aggiunta malevola del giornalista che non un’arguzia dell’inserviente), tutto il brano sembra frutto di una grossa esagerazione e non convince completamente. In esso, ad esempio, suonano falsi i cinque soldati appartenenti a cinque armi diverse… Ciò, infatti, che si sospetta il giornalista voglia far credere, con quei cinque soldati disposti a farsi comprare, è che Wilde fosse, a causa della sua natura di “sodomita”, “insaziabile”. Giusta, quindi, la condanna pubblica per gli scandali che quella insaziabilità provocava.

Aveva ragione Wilde a lamentarsi degli «insignificanti giornalisti napoletani»! Così come non stupisce il fatto che, in seguito, egli ricordasse come Napoli fosse «pregna di cattiveria e di lussuria»: la cattiveria riservatagli proprio in quanto “consumatore” di quella lussuria animata dai marchettari napoletani.
Ad ogni modo, non si creda che l’omofobia di cui fu vittima Wilde fosse confinata nella sola Napoli. Essa era comune in tutta Italia, se è vero che nel 1900, in un libro di Paolo Valera (I gentiluomini invertiti) edito a Milano, si può leggere:
L’oscarwildismo è la religione degli invertiti. [...]  
La società degli Oscar Wilde è troppo turpe, troppo nauseosa, troppo latrinesca per lasciarlo vivere. Sia perseguitato ovunque.
Wilde spirò in quello stesso 1900.

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