L'esempio di Conchita - We are unstoppable

Conchita Wurst è l’incarnazione della libertà. Libertà dagli stereotipi di genere. Libertà dal binarismo sessuale e sessuofobico.
La sua autobiografia, raccolta da Daniel Oliver Bachmann, e pubblicata in Italia da Mondadori con il titolo Io, Conchita. La mia storia, dovrebbe essere letta da tutte le persone GLBT. La vita di Conchita, infatti, è esemplare, almeno finora, e vale la pena di essere conosciuta, specie da coloro che pensano che per vivere bene sia necessario conformarsi e far propri gli stereotipi che la maggioranza eterosessista vuole imporre a chiunque.

Conchita Wurst (il cui nome significa, più o meno, la bella figa che se ne sbatte) nasce Tom Neuwirth e fin dall’adolescenza apprende subito cosa significhi essere perseguitati perché diversi. Vittime di bullismo ovunque: per strada come a scuola.
Eppure Tom resiste e non si fa fermare dai bulli e dagli omofobi. Resiste e segue le proprie inclinazioni. Studia e cresce, fino a raggiungere una buona consapevolezza dei propri mezzi.
Fa coming out, prima pubblicamente, con una giornalista, e, immediatamente dopo, con i genitori e si impegna affinché il suo sogno si realizzi: diventare cantante.
Infine, trova il coraggio di far diventare Conchita una realtà pubblica, da privata qual era: Tom, infatti, nel suo privato, vestiva in abiti femminili, anche se sognava di diventare virile e muscoloso per avere successo nella comunità omosessuale.
Conchita, pian piano, si afferma fino a coronare i sogni di Tom con la vittoria dell’Eurovision Song Contest del 2014. 
Conchita, però, non è solo una cantante. Conchita è anche una militante. E, allora, non solo dopo la vittoria dice una frase che, con quel «We are unstoppable» che non lascia dubbi di sorta, fa immediatamente il giro del mondo, ma usa la propria accresciuta visibilità per mandare continui messaggi di libertà e amore, in televisione come nelle sedi istituzionali di tutti i livelli; oltre a impegnarsi in molti modi per cause benefiche e sociali, tra le quali, al primo posto, spicca la lotta all’AIDS.
Ciò riaccende l’odio degli omofobi che continuano a minacciare Conchita di morte, in quanto si sentono profondamente sconvolti dall’idea politica rivoluzionaria che l’immagine di una drag queen barbuta porta con sé.

Nella sua autobiografia Conchita/Tom parla usando indifferentemente il femminile e il maschile. Anche questa è libertà. Libertà di poter essere donna con la barba e uomo con la gonna.
La vita di Conchita è, dunque, un esempio. Un esempio dato con coraggio e consapevolezza, anche perché Conchita stessa si chiede:


Cosa sarebbe successo a me, se un giorno fosse apparsa una Conchita acclamata dalla gente? Che impressione mi avrebbe fatto, quanto mi sarei sentita più forte dopo? Ora so quanto sia importante avere un modello, perciò quando salgo su un palco mi sento ancora più vicina agli emarginati.