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Minimo in tre parte seconda

The dreamers di Bernardo Bertolucci
Ti consiglio di leggere: Minimo in tre
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Sono sempre più convinto che ci sia bisogno di riformare il contratto matrimoniale. Trovo troppo restrittivo il fatto che tale contratto debba regolare la vita di solo due persone, perché continuo a essere convinto che costringere qualcuno a scegliere di amare una sola persona per volta sia sbagliato.
Nella vita reale generalmente la monogamia non è praticata. Eppure si continua legalmente a tutelare le unioni monogamiche, mentre si lasciano fuori dal matrimonio le unioni non-monogamiche. Nel sistema sociale italiano attuale, invece, una forma di tutela dei rapporti resta essenziale.


Novecento di Bernardo Bertolucci
Trovo, quindi, giusto che la vita di più persone unite da un legame affettivo forte possa essere regolata e protetta da un contratto di tipo matrimoniale, in grado di tutelare sia il nuovo nucleo sociale costituitosi nel suo complesso, sia i suoi componenti individualmente.
In altre parole, tale nuovo tipo di matrimonio dovrebbe prevedere che l’individuo A possa essere sposato contemporaneamente con l’individuo B, ma anche con C se lo ritiene opportuno. Allo stesso tempo, B oltre che coniuge di A può esserlo anche di D, escludendo C, in quanto non ne è innamorato.
Oggi, con il tipo di contratto in vigore, A e B possono unirsi in matrimonio e tutelare la loro unione, mentre C e D sono relegati ai ruoli di amanti, in quanto la loro esistenza, seppur ampiamente accertata, non è contrattualmente prevista.
Mi pare chiaro che non sto disegnando né una poliginia, né una poliandria in quanto in entrambi i casi A può essere in grado di sposare B, C e D ma B, C e D tra loro non sono né coniugi, né hanno individualmente la possibilità di sposare chi vogliono.
Io parlo di un nuovo tipo di matrimonio che, ne sono consapevole, può suscitare molti sorrisi di scherno, ma che, a mente fredda, ha buone opportunità di essere riconosciuto come uno strumento valido a garantire sia l’individuo, sia il nuovo nucleo familiare. Sì, perché di questo si tratta: di una famiglia. Una famiglia diversa da quella di stampo borghese ottocentesco alla quale in Italia siamo abituati, ma non per questo meno famiglia. E sia chiaro che non uso la parola famiglia perché penso che in essa debbano necessariamente crescere dei figli. Uso la parola famiglia, come potrei usare la parola clan se essa non si portasse addosso un carico di significati spesso negativi.
Dunque, a mio avviso, c’è bisogno di rivedere il contratto matrimoniale.

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