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Storia del Movimento gay in Italia


Il movimento gay in Italia di Gianni Rossi Barilli è uscito nel 1999 edito da Feltrinelli ed è un saggio di cui si consiglia la lettura a tutte le persone GLBT. In esso l’Autore, con puntualità e linguaggio scorrevole, ripercorre la storia del movimento gay italiano dalle sue origini (negli anni Settanta del Novecento) fino alla soglia del nuovo millennio, ossia, fino alla vigilia del World Pride di Roma del 2000. Non manca un ampio capitolo introduttivo in cui si ripercorre la vita degli omosessuali italiani dagli inizi del Novecento alla nascita del Fuori (Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano) avvenuta a Torino nel 1971.
Quella del movimento gay in Italia nel Novecento è una storia di uomini e donne che hanno, innanzitutto, fatto fatica a riconoscersi essi stessi come soggetti portatori di diritti e, quindi, a farsi riconoscere come tali anche dagli eterosessuali. Una storia che ha contato pochi progressi, qualche vittoria inaspettata e molte brusche frenate.
Un movimento che, ricorda il saggista, ha combattuto molto per rivendicare diritti sempre negati con ostinazione dagli omofobi (in primis dal Vaticano), ma ha anche dovuto lottare, con uguale tenacia, contro le beghe che, a ogni alito di vento, nascevano al suo interno.
Un movimento, quello italiano, fin da subito caratterizzato da un fiorire di associazioni e comitati che ne hanno, più di una volta, indebolito l’azione non solo perché la molteplicità di sigle non dava, all’esterno del movimento, un’immagine di unità, ma anche e soprattutto perché, invece di collaborare serenamente tra loro, le associazioni e i comitati non mancavano di accusarsi e lottare gli uni contro gli altri in modo sterile e inconcludente.
Anche dopo la nascita dell’Arcigay (che, negli Anni Ottanta, da associazione di Palermo, pian piano, divenne associazione nazionale), la molteplicità di soggetti presenti all’interno del movimento è stata sia una ricchezza (perché ha dato voce a tanti soggetti politici), sia una debolezza (proprio perché tali voci, troppo spesso, hanno cantato fuori dal coro).
E, ciò detto, sembra davvero miracoloso quanto di positivo il movimento è, comunque, riuscito a realizzare, soprattutto in considerazione del fatto che i poteri contro cui combatte(va), in Italia, erano e sono davvero forti. Sono poteri, come più volte detto da Barilli, guidati dal Vaticano che, in ogni modo e in ogni occasione, non ha mancato (e non manca) di far sentire la propria voce per impedire che alle persone GLBT venissero (e continuino a venir) riconosciuti anche i più elementari diritti.
Barilli, però, sottolinea pure come l’azione del movimento gay in Italia sia stata indebolita anche dal comportamento di troppi omosessuali (sia uomini, sia donne) che hanno preferito non rendersi visibili, in tal modo tenendosi lontani dalla lotta per il riconoscimento dei diritti e conducendo una doppia vita che li ha portati a frequentare l’ambiente omosessuale solo quel tanto che bastava per divertirsi nei locali o nei luoghi di battuage. 
Una scelta di vita che, in questi ultimi anni (che, per ovvie ragioni, non sono registrati nel libro di Barilli), sembra essere percorsa da sempre meno persone, tanto è vero che, ad esempio, i Gay Pride, da eventi animati da pochi sparuti militanti, sono diventate manifestazioni di massa. Un’evoluzione che lascia ben sperare quanti hanno a cuore la vita democratica e il progresso civile del nostro Paese.

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