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La sessualità di stupro dell'antico romano

Amore e sesso nell’antica Roma di Alberto Angela edito da RAI-Eri Mondadori è un buon saggio divulgativo, scritto con un linguaggio discorsivo, che descrive l’amore e il sesso come erano vissuti dagli antichi romani del II secolo d.C. (nel 115 per la precisione).
L’Autore porta il lettore tra le vie di Roma (sia quelle del Foro, sia quelle della Suburra), guidandolo alla scoperta dei piaceri della carne, sempre avvertendolo che gli antichi romani erano molto simili agli occidentali di oggi, ma anche diversi, in quanto differente era la loro morale sessuale (che, ad esempio, non prevedeva i sensi di colpa legati al sesso tipici della morale cristiana). 
Continui sono i raffronti tra le esperienze che un antico romano poteva vivere e quelle che si offrono agli uomini e alle donne di oggi. Paragoni che sottolineano similitudini o differenze, ma mai condannano o applaudono una scelta rispetto a un’altra.
Angela si concentra sull’amore e sul sesso eterosessuali, pur dicendo subito che il cittadino romano era bisessuale. La sua sessualità, infatti, prevedeva che egli dominasse (sessualmente) sia donne, sia altri uomini (non cittadini romani).
In particolare, egli esercitava il suo dominio sodomizzando gli schiavi, i liberti, i prigionieri e gli stranieri... e ciò facendo non solo “minava” la virilità dell’altro, ma esaltava la propria. La sua era un’omosessualità di strupro.
Ma, in realtà, la sessualità in genere del maschio romano era una sessualità di stupro: egli era chiamato a imporre il suo dominio non solo sui maschi di grado inferiore (non liberi), ma sulle donne in genere, sia libere, sia schiave.
Non si sposava spinto dall’amore, ma per calcolo sociale e l’amore, nel matrimonio, non era previsto; così come non previste erano le gioie del sesso per entrambi i coniugi: la sposa era la madre degli eredi del marito e non era lecito che a letto ella potesse trarre un godimento.
Il sesso, quello non riproduttivo, ma piacevole e, a volte, accompagnato dal sentimento, era, dall’uomo romano, vissuto fuori dal talamo nuziale. Con concubine, schiave, prostitute/i...
Anche le donne romane avevano i loro diversivi e Angela li descrive nel dettaglio.
Infatti, ogni aspetto del sesso e ogni luogo (dai lupanari ai teatri) dove esso poteva essere trovato, comprato e consumato sono descritti dall’Autore che non disdegna di intervallare la narrazione più propriamente scientifica con immaginarie scene di sesso tra uomini e donne. 
Veri e propri inserti “romanzati” all’interno del discorso saggistico che Angela trae dalle fonti antiche e che rielabora con un gusto per la narrazione erotica che non ci si aspetta dal consumato divulgatore televisivo. 
Scene che rendono “visiva” l’esperienza sessuale e amatoria che l’Autore ha ricostruito con attenzione e vivo interesse, avvicinando il lettore comune a un aspetto della vita degli antichi romani che molti saggisti hanno preferito non approfondire.
Un libro di cui si consiglia la lettura.


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