Lesbica per punti

Il piccolo libro di Anna Segre sul suo essere lesbica è una lettura necessaria, come, si crede, è stata necessaria, per l’Autrice, la sua stesura.

100 punti di lesbicità (secondo me) edito da ellint è un testo che procede in modo non lineare, ma a zig zag tra ricordi, avvenimenti e sentimenti, aggiungendo nota a nota, come quando, parlando di qualcosa, si aggiunge al discorso qualcosa d’altro che vi entra di straforo (pur essendo del tutto pertinente a quanto si sta dicendo).

Probabilmente, la scrittura della Segre è influenzata e determinata sia dal suo essere una terapeuta (ossia, procederebbe per analogie come durante una seduta psicoanalitica), sia dalla sua dichiarata convinzione di non possedere la «superbia di narrarmi diffusamente».
Quella della Segre, dunque, non è la classica narrazione autobiografica che procede partendo da un punto X per arrivare a una meta Y.
La sua, piuttosto, è un’elencazione di punti che hanno come comune denominatore il fatto di definirla (la Segre come donna) una lesbica.
Si pensa, quindi, che stendere l’elenco per la Segre-terapeuta sia stato un atto necessario per fare il punto in un complicato processo di definizione del sé iniziato anni prima.
Un processo che è partito dal considerare «la parola ‘lesbica’ cacofonica, limitante, stigmatizzante, insultante» per giungere a un oggi in cui «la parola si riempie di qualcosa di nuovo: l’orgoglio». 
E, scusate se è poco!

Necessario per chi legge il libro della Segre lo diviene in quanto può essere d’aiuto a quanti ancora (lesbiche o gay che siano) sono in una fase di negazione di sé e non hanno l’orgoglio necessario per rivendicare la propria differenza e la propria identità di fronte all'omologazione imposta dalla società.
Il percorso della Segre, donna, lesbica, e femminista non nemica dei maschi, quindi, come una sorta di exemplum.