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Scivolare verso la follia

L’immaginario e la scrittura di Beppe Perrier sono dichiaratamente influenzati da Jean Genet e William Burroughs.
Ciò non toglie che Perrier sia un autore con personalità autonoma e riconoscibile e abbia una scrittura sorvegliata, curata e gradevole.
Il suo primo romanzo, Sanguisuga, edito da Le Mezzelane, racconta di un giovane assassino omosessuale che, nel tentativo di sfuggire ai sensi di colpa, scivola progressivamente nella follia (i Genet e i Burroughs si cui sopra).

Marcello ha ucciso la coppia di uomini con cui condivideva il letto e il cuore (in realtà dando il proprio cuore a uno solo dei due) e, nel tentativo dimenticare il delitto, fugge da Brescia e si ritrova a Parigi dove consuma un’esistenza a binario unico con l’aiuto dell’assunzione di droghe e psicofarmaci.
Ciò che più teme è la tenerezza e, perciò, si unisce occasionalmente con uomini di cui nulla sa e che, pur accogliendo nel suo corpo, tiene a distanza con il silenzio e dando loro di sé solo quanto basta per essere penetrato.
Ma, complice un taglio di capelli, nella vita del giovane Marcello irrompe proprio quella tenerezza da cui sta tentando di tenersi lontano. Ha l’aspetto e i modi di un uomo maturo e Marcello prova a cambiare senso di marcia…

Un romanzo, Sanguisuga, che, pur descrivendo i deliri di cui è vittima Marcello, a differenza, ad esempio, de Il pasto nudo di Burroughs, si legge senza alcuna difficoltà proprio perché Perrier controlla assai bene la sua scrittura. 
In particolare, il lettore è assolutamente in grado di capire sia quando a parlare in prima persona è Marcello, sia quando nella narrazione irrompe un’altra voce narrante. 
Ma, soprattutto, il lettore non ha difficoltà a stabilire dove finisce la realtà descritta da Marcello e dove iniziano i suoi deliri schizofrenici.

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