Un cult camp | Il vizietto


Il vizietto per la regia di Édouard Molinaro con Michel Serrault e Ugo Tognazzi è un capolavoro. Un vero cult della cinematografia.


La storia è semplice e nota: il figlio appena ventenne di Renato, omosessuale gestore di un locale dove si esibiscono delle drag queen, sta per sposarsi con la figlia di un uomo politico rappresentante di un partito della destra bigotta e oltranzista.

Per evitare che il politico intransigente neghi il suo assenso alle nozze, il ragazzo chiede al padre di “normalizzare” momentaneamente la propria vita e di presentarsi alla cena con i futuri suoceri come un padre eterosessuale qualunque.

Alla recita non è invitato Albin, il compagno di Renato, che ha fatto da “madre” proprio al ragazzo e che pare impossibilitato a vestire panni maschili.

Viene, invece, invitata la madre biologica del giovane…

Albin, però, ha un’altra idea che mette in atto all’insaputa di tutti…


Il film è un capolavoro camp.

I personaggi gay “scheccano” paurosamente e si danno il femminile come non ci fosse un domani.

Vestono in modo fru fru e rivendicano la possibilità di vivere serenamente la propria diversità.

Pur tra alti e bassi, sono, complessivamente, portatori di una visione positiva della trasgressione e della liberazione sessuale.


Al contrario, i personaggi eterosessuali - figlio di Renato compreso - sono di una tristezza assoluta, così timorosi come sono di non aderire completamente all’immagine di persone “normali” imposta loro dalla moralità borghese e castrante.


L’incontro tra le due realtà non può che scatenare reazioni eccessive e ridicole.


Il film è del 1978, ma non ha perso smalto, grazie soprattutto alla maestria recitativa di Serrault (nel ruolo di Albin) e Tognazzi (Renato). Due veri giganti.


Da vedere o rivedere.


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