Max disagiato con la paura di amare


Al centro del romanzo La vita nascosta del tempo presente di Mariano Lamberti c’è Max, un uomo che vive un disagio profondo che gli impedisce di abbandonarsi all’amore.

Un egocentrico anaffettivo sul quale si riversano, come una condanna, dolori e disagi del padre e del nonno, morti entrambi da tempo.

Quel tempo passato e brutale che vive nascostamente nel tempo presente, rendendo Max incapace di vivere.


Il romanzo racconta in parallelo non solo - come detto - il presente di Max (che scorre inesorabile), ma anche il tragico passato di suo nonno e quello assai breve del padre.

Passati con i quali Max non ha avuto il tempo - e, forse, la voglia - di fare i conti.

Passati che si ripresentano puntuali ogni qual volta Max tenta di abbandonarsi all’amore e ai suoi progetti artistici.

Passati che lo inchiodano a una vita da piccolo borghese, ossessionato dai soldi e divorato dai sensi di colpa, perché sostanzialmente incapace di comprendere la ritualità liberatoria del sesso sadomaso tra uomini da cui è irresistibilmente attratto.


Un sesso, il suo, vissuto ossessivamente, ma non gioiosamente.

Un sesso percepito come degradante e da cui purificarsi per potersi presentare “pulito” ai nuovi compagni.

Max non riesce, infatti, a comprendere che il blocco emotivo di cui soffre, non è certo dovuto al sesso, ma a un divorante, quanto incompreso, bisogno di azzerare il passato.


Neppure l’affermazione come artista riesce a liberare Max dal suo blocco emotivo.

Solo l’incontro con una ritualità cruenta e ancestrale lo metterà di fronte al passato… 


Un romanzo, quello di Lamberti, che tocca la sensibilità del lettore soprattutto quando descrive i sadici orrori dei campi di concentramento nazisti e quando racconta della disperata ricerca da parte del piccolo Max di un rapporto autentico con suo padre.


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