"quel ragazzino me lo farei sull’altare"


Agnus Dei. Gli abusi sessuali del clero in Italia di Lucetta Scaraffia, Anna Foa e Franca Giansoldati edito da Solferino fa il punto sugli abusi perpetrati, in anni recenti, dai preti ai danni di minori (soprattutto maschi) e religiose.

Dopo aver specificato che anche le religiose vanno considerate soggetti fragili facilmente manipolabili dai preti cui fanno riferimento e, perciò vittime di veri e propri abusi sessuali cui, spesso, seguono imposizioni di sottoporsi ad aborto, le Autrici - attingendo all’archivio di Francesco Zanardi di Rete l’Abuso - hanno ricostruito alcuni casi di abusi ai danni di minori di sesso maschile (e, tra questi, anche quello di Zanardi stesso).


Ne esce un quadro davvero raccapricciante, popolato, da una parte, da predatori sessuali senza scrupoli e dai loro complici e, dall’altra, da vittime innocenti scelte, il più delle volte, in contesti sociali e familiari difficili.

E, si badi, tra i complici degli abusatori vi sono quasi sempre appartenenti alle più alte gerarchie della Chiesa cattolica.


Infatti, le Autrici non mancano mai di far notare la presenza e l’azione negativa di vescovi che, seppure a conoscenza dei crimini perpetrati, sembrano agire più dalla volontà di insabbiare, che da quella di giungere alla verità.

Vescovi che non mostrano alcuna empatia nei confronti delle vittime, ma che si dimostrano pronti a solidarizzare con i loro confratelli e ad aiutarli concretamente; stando sempre attenti a muoversi in modo da non fare scoppiare alcuno scandalo che possa danneggiare l’immagine della Chiesa.


Una Chiesa che - stando alle ricostruzioni delle tre Autrici - appare assai simile a una associazione a delinquere, i cui componenti che vestono l’abito talare hanno la sicurezza di venire protetti dai loro confratelli che, oltre ad assolverli da quelli che loro stessi definiscono “peccati”, li proteggono dall’azione della Giustizia civile che in quei “peccati” vede, invece, dei crimini. 


E, per avere un’idea più precisa dei “peccati” di cui gli affiliati (pardon, i preti) si macchiano, basti ascoltare la seguente conversazione intercettata dagli investigatori:

«Mi serve un negretto, un bel moretto, quelli che mi fanno eccitare da pazzi e mi raccomando non superi i quattordici anni… e meglio se si tratta di uno con problemi, di droga o senza famiglia sai… [...] e mi raccomando l’età perché sedicenni sono già troppo vecchi… [...] quel ragazzino me lo farei sull’altare…».

Pare davvero superfluo ogni commento.


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