La vestale di Rimbaud


I giorni fragili di Arthur Rimbaud di Philippe Besson edito in Italia da Guanda nel 2004 è un capolavoro nel quale si raccontano gli ultimi strazianti giorni del grande poeta francese.

A tenere il diario di quegli ultimi momenti si finge sia Isabelle, sorella di Arthur, che lo assiste amorevolmente durante la malattia cancerogena che lo porterà alla morte.


Una sorta di vestale Isabelle: vergine; austera; dedita al culto del fratello poeta in gioventù; confidente dei ricordi di Arthur; testimone e custode (in)fedele degli ultimi giorni di vita di colui che lei prevede un giorno la Francia riconoscerà come un colosso delle Lettere.


(In)fedele perché Isabelle sa che, pur avendo fedelmente trascritto nel suo diario ciò che il fratello le ha confidato, quando sarà chiamata a raccontare di Rimbaud, lei mentirà.

Non dirà tutto, per non lasciare ai posteri il ritratto di un maledetto.


Non dirà degli amori per gli uomini che Arthur ha nutrito: non racconterà dello stupro subito dal fratello adolescente a opera di un gruppo di soldati ubriachi; non del rapporto tormentato con Verlaine; non dell’amore e della tenerezza provati per un giovane nero in Africa.

Mentirà.


Così come mentirà a proposito della loro madre: una donna arcigna e anaffettiva che ha esiliato i due figli maschi; chiusa in un silenzio ostile e insensato.


Besson, quindi, restituisce a Isabelle quella voce che lei stessa (nella realtà dei fatti) ha spento quando ha effettivamente deciso di raccontare l’ultimo viaggio di Rimbaud.  

E ne fa una donna che conosce la poesia del fratello e l’apprezza, cosa che, nella realtà dei fatti, non fu, dato che Isabelle dichiarò di aver saputo che il fratello in gioventù aveva scritto poesie solo dopo la di lui morte.

Una “falsificazione” della vera Isabelle che piace al lettore, perché - come detto sopra - ne fa una vestale al capezzale di un grande genio.


Da leggere.


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