Di notte si può anche dire la verità



Di notte si può anche dire la verità e non solo agli altri, ma anche a se stessi.
È quanto emerge da La notte mento, bel romanzo di Philippe Besson edito in Italia da Guanda.

Il libro narra dell'incontro di alcuni sconosciuti che viaggiano su un Intercity notturno che attraversa la Francia da nord a sud.

Estranei costretti a condividere per lunghe ore spazi angusti e che, complice la situazione e il buio della notte, finiscono per raccontarsi gli uni con gli altri.

Sono confessioni “senza rete”: in fondo è più semplice dire di sé a gente che mai si è vista prima e che, presumibilmente, mai si vedrà dopo, piuttosto che aprirsi con persone che ci conoscono bene (o pensano di conoscerci bene) e che, per questo, si sentono autorizzate a giudicare quanto detto e a dare consigli (spesso non richiesti).


Confessioni, quelle notturne dei viaggiatori, che possono lasciare l’interlocutore interdetto o che possono, anche, portare a una inaspettata complicità.

Racconti - a ogni modo - liberatori e, in qualche modo, terapeutici: infatti, l’atto stesso del raccontarsi, dello “svuotarsi”, è un toccasana.

Quando, poi, al dire segue il fare, allora si può giungere addirittura a scoprire la verità su se stessi; o, meglio, ad avere certezza di quanto fino a poco prima era solo un sospetto (e un timore).


È quanto, ad esempio, succede a Victor che trova il coraggio di aprirsi con Alexis, arrivando là dove non era mai arrivato.

Esperienza rivelatrice e assolutamente positiva.

Purtroppo, però, il Destino aspetta lui e gli altri viaggiatori a un passaggio a livello…


Un romanzo, quello di Besson che, come detto, è assai bello e che, come gli altri dello stesso autore, si legge tutto d’un fiato, spinti dal desiderio di sapere come va a finire.


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