L'ultimo viaggio di un drogato
Giovanni Testori (1923 - 1993), nel suo ultimo romanzo, ha raccontato i vaneggiamenti pre-morte di un drogato.
In exitu riproduce tale delirio come fosse “preso in diretta”: ripetizioni delle stessa parola o della medesima frase; periodi interrotti anche prima che essi possano significare qualcosa; reiterazioni di fatti, bestemmie e parolacce; tic linguistici e sgrammaticature varie.
Il tutto in una lingua che non è l’italiano, ma un lombardo imbastardito, infarcito, di tanto in tanto, di un italiano aulico e letterario e di qualche francesismo o inglesismo (ma “lombardizzati” anche’essi).
Decisamente una lingua di non facile lettura se non si pratica quotidianamente uno dei dialetti lombardi.
Una difficoltà che, in definitiva, non gioca a favore del pieno godimento dell’opera.
Un romanzo, quello di Testori, in grado di mettere il dito nella piaga: attraverso gli occhi del drogato morente, infatti, vengono evidenziati i cambiamenti in peggio della nostra società (o cives, come è definita nel testo).
Riboldi Gino (il protagonista morente del romanzo) è descritto come un povero Cristo drogato e marchettaro che, ai piedi della scalinata della Stazione Centrale, intraprende l’ultima sua via crucis, ignorata dai passeggeri in transito.
Ascensione faticosa e travagliata la sua, che dalla scalinata lo conduce ai bagni, dove si inietta una dose (quella fatale).
Durante il tragitto, egli ricorda (ripetendoli ossessivamente al romanziere che ne prende nota) alcuni fatti della sua breve vita, per lui, evidentemente, determinanti: la morte per cancro del padre; la sua prima - di innumerevoli - marchetta per procurarsi i trenta denari per poter comprare la droga; la gita scolastica al Museo egizio di Torino, con tanto di svenimento; l’incontro con il ricco cliente non-nominabile che, dalle rive del lago di Lecco, gli propone una crociera sul Nilo; l’essere stato salvato dall’annegamento dallo zio; il suicidio del compagno di galera; e la visione del coro degli angeli e di Cristo subito dopo essersi fatto in un parco.
Visione, quest’ultima, del tutto coerente con il sentimento religioso di Riboldi Gino (cognome e nome alla lombarda): una religiosità che - pur negata, in quanto la religione è riconosciuta come oppio dei popoli - è vissuta dolorosamente, e passa dalla superstizione alla blasfemia, farcita anche com’è da una vera e propria ossessione per i fluidi corporei maschili.
Un romanzo, In exitu, che va letto senza fretta, accettando anche di non capire del tutto ciò che viene detto e lasciandosi trascinare dal ritmo delle parole che scandiscono come un metronomo gli ultimi fatali istanti di colui che, fin da principio, è definito un «nessuno».
In exitu è disponibile in Amazon.







Commenti
Posta un commento