Alliva non convince del tutto


Nel suo nuovo libro, Vertigine edito da Fandango, Simone Alliva affronta due questioni non semplici e assolutamente poco esplorate: il ricorso al ChemSex nella comunità gay e la violenza domestica all’interno delle coppie same-sex.

Due temi complicati che, forse, sarebbe stato più opportuno affrontare separatamente.

Infatti, la prima parte del volume, quella dedicata al ChemSex sembra non del tutto riuscita; mentre la seconda, quella che affronta l’abuso all’interno delle mura domestiche, appare decisamente più “sentita”.

Probabilmente, la differenza nasce dal fatto che Alliva è, ahilui, stato vittima di abuso da parte del suo partner e la questione è diventata, per lui, carne viva.


ChemSex

La prima parte del saggio sembra un po’ superficiale e stereotipata: giovani gay che, per superare l’omofobia interiorizzata e la paura del rifiuto, fanno ricorso all’uso e abuso di sostanze.

Casi, quelli narrati nel volume, che paiono al limite e ciò, probabilmente, è dovuto al fatto che chi decide di raccontare il proprio vissuto a un giornalista o a un medico, di solito è arrivato a un punto in cui non gli è più possibile nascondersi o fare finta che il problema non esista.


Vero è che, anche a livello di letteratura scientifica citata nel testo, mancano indagini tra coloro che sono consumatori occasionali di sostanze, come gli uomini in coppia etero che, di tanto in tanto, fanno sesso omosessuale da passivi e, per facilitare la penetrazione, usano popper o droghe sintetiche.

Ma, forse, costoro, in quanto “velati”, non sono presi in considerazione, anche perché sembra difficile farli rientrare nella definizione di comunità gay.


Della prima parte del saggio di Alliva, ciò che convince maggiormente è l’intervista a Giulio Maria Corbelli che delle sostanze era stato un consumatore consapevole e che, tra l’altro, afferma: «Le sostanze mi hanno sempre spaventato per la loro dipendenza, ma credo che ci sia una predisposizione: è un incastro di fattori diversi. Ho notato che i problemi si sviluppano quando uno non è contento della propria identità. [...] io non ho mai perso il piacere del sesso sobrio.».

Ecco, forse, Alliva si è fatto prendere la mano dai casi limite e ha sottostimato l’uso ricreativo e consapevole delle sostanze che difficilmente può portare a una dipendenza.


La violenza domestica

La seconda parte, quella dedicata alla violenza all’interno delle coppie same-sex è, come detto, più partecipata e, forse per tale motivo, più convincente.

Una violenza che si sprigiona a causa sia dell'omofobia interiorizzata di uno o entrambi i partner, e sia a causa di un contesto sociale che rende la coppia same-sex più a rischio rispetto a quella eterosessuale. 

Ciò è dovuto al fatto, come scrive l’Autore, che «l’amore omosessuale non è fragile in sé, ma fragile perché assediato.» da quanti, ancora oggi, non concepiscono che una coppia possa essere formata da persone dello stesso sesso.

Ad ogni modo, quando all’interno della coppia same-sex uno dei due è un abusante, se la vittima è di sesso maschile le cose si fanno ancora più difficili, in quanto l’abusato deve combattere anche contro il pregiudizio che vuole che un maschio non possa essere vittima, ma sempre e solo carnefice.

Impreparazione culturale anche là dove non dovrebbe esistere, ossia nei centri che si occupano di abuso e tra le forze dell’ordine.

Un pregiudizio duro da scalfire. 


Un volume, quello di Alliva, che va letto come un punto da cui partire per ragionare sui due temi che dovrebbero diventare oggetto di un più approfondito dibattito pubblico. 


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