Le battaglie di Imma


La mia battaglia d’amore di Imma Battaglia con Roberta Savona edito da Castelvecchi è un’autobiografia che, a tratti, emoziona, oltre a informare il lettore relativamente ai “dietro le quinte” di alcuni degli eventi più importanti organizzati in seno al movimento LGBT italiano.

Imma Battaglia, infatti, è sicuramente da annoverare tra gli attivisti LGBT più famosi e importanti d’Italia.

A lei si deve sia l’ideazione e l’organizzazione nel 2000 del primo World Gay Pride della storia e sia la creazione, nel 2001, del Gay Village organizzato con la sua associazione Di’Gay Project.

Battaglia è anche stata Presidente del Mario Mieli e consigliera comunale per SEL a Roma durante il periodo in cui fu sindaco Ignazio Marino.

Durante la sua presidenza al Mieli, Battaglia ha offerto l’incarico di direttore artistico del Muccassassina a Vladimir Luxuria; e, come consigliera comunale, ha contribuito alla nascita del registro delle Unioni Civili, prima che Monica Cirinnà riuscisse a far approvare la legge sulle Unioni Civili.

Insomma, a Imma Battaglia va riconosciuto il merito di aver progettato e realizzato eventi e realtà in grado sia di influire positivamente sulla società italiana, sia di incidere profondamente nel vissuto quotidiano delle persone LGBT.


Nelle sue memorie Battaglia racconta la fatica e la tenacia con le quali è riuscita a realizzare i suoi obiettivi di militante; ma riferisce anche il suo privato.

Un privato che, a un certo punto, si è fatto politico a sua volta: quando, cioè, si è unita civilmente con Eva Grimaldi, celebrante proprio Monica Cirinnà.

Prima, però, dell’incontro, in età matura, con Eva Grimaldi, Imma Battaglia è stata legata sentimentalmente sia a uomini e sia a donne.

Di loro Battaglia parla senza falsi pudori: racconta la fase del corteggiamento; la vita di coppia; il momento di crisi e la separazione.

Non sembra nascondere nulla, neppure le pratiche sessuali che la vedono coinvolta, come quelle BDSM alla base della sua relazione con l’antropologa, sociologa e militante svedese Petra Östergren (che, tra l’altro, l’ha aiutata attivamente nell’organizzazione del World Gay Pride).

Ma non nasconde neppure il suo essere dipendente affettivamente da certe sue compagne, come da Licia Nunez che sembra replicare su di sé l’immagine di donna anaffettiva emanata dalla madre di Imma Battaglia.

Una madre rigida e distante, per l’amore della quale Imma ha combattuto tutte le sue battaglie.


Un libro di cui si consiglia vivamente la lettura.


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