Passa ai contenuti principali

Vestire la diversità durante un Gay Pride

Capita spesso di sentirsi ripetere, a proposito del Gay Pride, che non si ha nulla contro il fatto che la comunità GLBT possa manifestare per i propri diritti, ma che ogni partecipante dovrebbe comportarsi sobriamente, senza esibire la propria diversità.
Una posizione singolare, frutto di un’omofobia ben radicata, per la quale la diversità è generatrice di scandalo e, pertanto, la sua manifestazione pubblica equivale a una sconcia esibizione.
Il Gay Pride è una parata (in effetti la denominazione esatta sarebbe proprio “Gay Pride Parade”), ossia, una marcia durande la quale si manifesta “l’orgoglio gay”. Si marcia pubblicamente per ripetere che non ci si vergogna di essere una persona GLBT in quanto non c’è nulla di vergognoso, scandaloso, sbagliato, innaturale, pericoloso... nell’esserlo.
Contemporaneamente, manifestando, si reclamano per le persone GLBT quei diritti che sono loro negati proprio in quanto persone GLBT.
Ovviamente, come per qualsiasi marcia di protesta, anche per il Gay Pride ogni partecipante si deve sentire libero di esprimere la propria posizione come meglio crede. 
Non ci si scordi e non si sottovaluti il fatto che chi sceglie una parata per manifestare lo fa consapevole del fatto che si tratta di un tipo di manifestazione pubblica che prevede innanzitutto l’espressione visiva di un’opinione. Ovvero, una parata è realizzata soprattutto per essere visti da coloro che stanno “ai lati” della marcia, da coloro che non vi partecipano attivamente, ma ne sono spettatori. La parata non è un comizio, non è un articolo di giornale, un libro, un blog... La parata è una messa in scena di un’opinione, è la “spettacolarizzazione” di una rivendicazione.
La parata non è neppure una processione religiosa, ovvero non prevede una ritualità, se non quella del raduno dei partecipanti in un luogo di partenza, lo scorrere di tali partecipanti tra le vie del percorso, e il termine della marcia in un luogo convenuto (dove la parata può trasformarsi in comizio, che è, come detto, un altro tipo di manifestazione del pensiero).
Dunque, se l’unica ritualità di una parata è il suo svolgersi, e se mettersi in parata significa mettersi in mostra, si rafforza il concetto che ogni partecipante deve potersi sentire libero di esprimersi visivamente come meglio ritiene opportuno.
Coloro che durante il Gay Pride decidono di “vestire la diversità”, ossia rendere visibile la propria diversità tramite un travestimento, spesso sono animati dalla volontà, più o meno consapevole, di assumere su di sé un pregiudizio per mostarlo a chi guarda. Costoro “indossano” un pregiudizio, lo riflettono e lo rispediscono (visivamente) al mittente. 
Quando un gay sfila con un boa di struzzo durante un Gay Pride ci si dovrebbe interrogare su quello che tale manifestante sta dicendo e non scandalizzarsi del fatto che lo stia dicendo! In poche parole quel gay ha deciso di rispecchiare l'immagine distorta che si ha di lui, affermando che più che ritenere quell'immagine degragante, lui la ritiene un “atto possibile” e la rivendica proprio come possibilità. 
Due persone dello stesso sesso che si baciano durante un Gay Pride affermano esplicitamente che il loro bacio è uguale a quello che si scambiano due persone eterosessuali. Ne rivendicano la possibilità. Nel loro bacio non c’è nulla di scandaloso, nulla di offensivo. E se scandalo c’è, è “negli occhi di chi guarda”.
“Vestire la diversità” significa anche e soprattutto rivendicare una doppia possibilità. Ovvero, rivendicare la possibilità di essere diverso e rivendicare la possibilità di poter rendere visibile la propria diversità come meglio si crede.
La diversità è uno scandalo solo per chi la nega.

Commenti

  1. E cosa ne pensi del fatto che l'ultimo Pride berlinese è stato, per una casa di produzione, l'occasione per girare un film porno con scene di sesso sui carri e per strada? Non è una domanda retorica, sia chiaro.

    RispondiElimina
  2. Finalmente qualcuno ci ha pensato! Film porno in conventi, caserme, scuole, uffici ecc. e al Gay Pride no? Perché si è dovuto aspettare così tanto?

    RispondiElimina

Posta un commento

Post più letti durante la settimana

Le parole del porno

Quasi sempre i filmini porno online hanno titoli e definizioni in inglese. Ecco un elenco di alcune parole assai comuni nei siti pornogay con traduzione e, quando serve, spiegazione della pratica. Dall’elenco sono state escluse pratiche troppo “specifiche” e, ovviamente, le parole del lessico quotidiano che non si riferiscono a una pratica sessuale. L’elenco può essere arricchito e corretto dai vostri suggerimenti. Attenzione: se prosegui la lettura, sappi che ti troverai a leggere parole assai esplicite.

Perché i pornoattori lo hanno grosso?

Sia nei film pornografici rivolti a un pubblico eterosessuale, sia in quelli per un pubblico gay, in genere, il maschio che penetraè dotato di unpene più grande della media. Le inquadrature ne esaltano la grandezza e l’attrice o l’attore che lo riceve, di solito, ne valorizza le misure o con espressioni di stupore o con altre di gradimento. Al contrario, un membro virile normale o più piccolo rispetto alla media nei video porno è trattato con sufficienza, quando non addirittura sbeffeggiato.
L’esaltazione cinematografica del membro virile anche nella pornografia rivolta a un pubblico maschile eterosessuale fa nascere alcune domande. Ad esempio, ci si interroga sul motivo per il quale un maschio eterosessuale senta l’esigenza, durante la visione di una pellicola che ne stimola l’eccitazione sessuale, di vedere ripetutamente e da varie angolazioni il membro di un altro uomo. Molti psicologi e sessuologi spiegano che, nella visione della pornografia, interviene un meccanismo di identificazion…

Un cult camp | Il vizietto

Il vizietto per la regia di Édouard Molinaro con Michel Serrault e Ugo Tognazzi è un capolavoro. Un vero cult della cinematografia.
La storia è semplice e nota: il figlio appena ventenne di Renato, omosessuale gestore di un locale dove si esibiscono delle drag queen, sta per sposarsi con la figlia di un uomo politico rappresentante di un partito della destra bigotta e oltranzista.Per evitare che il politico intransigente neghi il suo assenso alle nozze, il ragazzo chiede al padre di “normalizzare” momentaneamente la propria vita e di presentarsi alla cena con i futuri suoceri come un padre eterosessuale qualunque.Alla recita non è invitato Albin, il compagno di Renato, che ha fatto da “madre” proprio al ragazzo e che pare impossibilitato a vestire panni maschili.Viene, invece, invitata la madre biologica del giovane…Albin, però, ha un’altra idea che mette in atto all’insaputa di tutti…
Il film è un capolavoro camp.I personaggi gay “scheccano” paurosamente e si danno il femminile come no…