Maschi disinibiti e maschi repressi


Nel volume dedicato alla sessualità maschile Alfred Kinsey, tirando le somme della sua monumentale ricerca sul campo, ebbe a scrivere una considerazione su cui vale la pena soffermarsi:

Se l'omosessualità persiste su così vasta scala, nonostante la riprovazione pubblica e la severità delle sanzioni che nel corso dei secoli la nostra civiltà [...] ha posto su di essa, si ha motivo di ritenere che tale attività comparirebbe con assai maggior frequenza nelle storie personali se non esistessero impedimenti sociali. La diffusione generale dell’omosessualità nella Grecia antica [...] e la sua vasta diffusione oggigiorno in alcune civiltà dove essa non è considerata così «tabù» come da noi, fa pensare che la capacità di un individuo a rispondere eroticamente a qualsiasi specie di stimolo è fondamentale nella specie.*


Kinsey, in altre parole, afferma che i rapporti omosessuali tra maschi sarebbero molto più frequenti se non ci fosse la riprovazione sociale o se non si venisse instradati dall’educazione e dalla società verso l’eterosessualità (Mario Mieli avrebbe, poi, parlato di educastrazione).

Kinsey aggiunge anche che «la capacità di un individuo a rispondere eroticamente a qualsiasi specie di stimolo è fondamentale nella specie».

Ovvero, il corpo maschile, risponde naturalmente a qualsiasi stimolo erotico, provenga esso da una femmina o da un altro maschio.

Se non si dà corso naturale allo stimolo con un amplesso è perché si è stati repressi pesantemente dal sistema educativo sociale. 

Si è stati educastrati a scapito della naturale bisessualità maschile.


Superare la divisione tra eterosessuali e omosessuali

In Far finta di essere sani esordivo dichiarando che sono «convinto del fatto che tutti gli esseri umani sono bisessuali e sessualmente fluidi» 

Ora aggiungo che, probabilmente, bisognerebbe fare un passo ulteriore sulla strada della liberazione sessualesuperare la distinzione, ormai considerata da molti obsoleta, tra eterosessuale e omosessuale e iniziare a dividere la popolazione maschile tra maschi disinibiti e maschi repressi.


I maschi repressi

Considero repressi quei maschi che sono ancora fermamente convinti che il loro orientamento sessuale sia monolitico, granitico ed esclusivo e non fluido come, invece, comunemente si è rivelato essere.

In altre parole, considero repressi quei maschi che pensano di essere eterosessuali od omosessuali al 100%.

Costoro reprimono i loro impulsi fino al punto che non riescono a dare seguito agli stimoli sessuali che provengono dagli altri corpi (da quelli maschili nel caso degli etero o da quelli femminili nel caso degli omosessuali).


I maschi disinibiti

Viceversa, considero disinibiti quei maschi che fanno sesso con altri soggetti indipendentemente dal fatto che questi siano di genere diverso o uguale al loro.

Sono - usando un’etichetta che, forse, andrebbe anch’essa superata - bisessuali; o, meglio, fluidi. 

Hanno lavorato su se stessi per superare le proibizioni autoritarie in materia sessuale e di sono, appunto, disinibiti.


Sia chiaro, sono assolutamente consapevole che, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, autodefinirsi omosessuali era anche un modo per rivendicare una possibilità esistenziale (ossia, un modo per dire che non si deve necessariamente essere tutti eterosessuali); ma, oggi, tale possibilità può, al pari dell’eterosessualità, trasformarsi in una gabbia autocastrante.


Quindi, chi vuol essere sessualmente liberato e libero, dovrebbe - lo si propone con convinzione - superare la divisione tra etero e omosessualità e intraprendere un percorso che lo renda un maschio disinibito.



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* Alfred Kinsey et al., Il comportamento sessuale dell’uomo, Bompiani, 1950, p. 535.

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