Una vita da guerriera

L’attivista transgender Monica Romano ricostruisce la sua esperienza di lotta a favore del riconoscimento dei diritti delle persone GLBT con un volume a metà tra il libro di memorie e il saggio.
In Gender (R)evolution edito da Mursia, la Romano alterna, infatti, momenti di puro autobiografismo ad altri in cui spiega alcuni termini legati al mondo della variabilità di genere o ricorda figure importanti per il movimento GLBT, sempre valorizzando l’esperienza di gruppo, in quanto il gruppo è in grado di dare forza e supporto ai singoli.
Ne risulta un libro assai godibile, la cui lettura è consigliata non solo alle persone GLBT, ma a tutti coloro che vogliono comprendere meglio la vita e il pensiero delle persone transgender visibili e politicamente impegnate.


E, forse, non è inutile sottolineare come Monica Romano rivendichi per sé la definizione di transgender al posto di transessuale. 
Se, infatti, il termine “transessuale” pone l’accento su un passaggio da un genere a un altro; la parola “ombrello” “transgender", invece, rivendica la possibilità di assumere la variabilità di genere a mo’ di status.
In altre parole, il termine transgender definisce «tutte quelle persone che non si riconoscono nella visione duale dei generi, chiamate di genere non conforme». 

Una posizione, quella scelta da Monica Romano, coerente con la sua lotta politica da attivista GLBT che si adopera, tra l’altro, anche per combattere il binarismo.
Una lotta, quella della “guerriera” Monica, anche a favore della possibilità per ognuno «di decidere del suo corpo come più gli aggrada»; ossia la possibilità di scegliere anche di non seguire percorsi medicalizzati, fatti di terapie ormonali e di analisi psicologica e di interventi chirurgici di “riassegnazione del sesso”.
Va da sé, ricorda la Romano, che la «definizione che si sceglie per se stessi, in molti casi, non è rigida e immutabile». 

Una verità, quella della non immutabilità del sé e della definizione che se ne dà, che andrebbe ripetuta spesso, specie a quanti pensano che esista un solo e unico modo giusto di essere maschi o femmine, uomini o donne.

Il racconto della Romano, dunque, si snoda tra rievocazioni di fatti personali (non tutti positivi o auto-celebrativi), e puntualizzazioni di carattere politico.


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