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Lord Alfred Douglas era n'omme 'e niente

Con Oscar Wilde di Alfred Douglas (1870 - 1945) edito per la prima volta in Italia nel 1982 da Gammalibri è sicuramente un documento; ma contrariamente al volere del suo autore, esso non va letto come una “biografia/verità” su Oscar Wilde, bensì come un paradossale e involontario svelamento di lord Alfred Douglas stesso.
Infatti, a fine lettura, non si può fare altro che pensare che Wilde avesse ragione quando nel suo De profundis descrisse Bosie (ossia Alfred Douglas) come una sorta di isterico e scervellato ragazzo, un essere indegno dell’affetto che Wilde pur nutriva per lui. Un uomo che a Napoli (città nella quale la coppia Wilde/Douglas visse dopo la scarcerazione di Wilde) non ci si sarebbe astenuti dal definire “n’omme ‘e niente” (ossia un uomo che non vale nulla, senza onore e dignità).
Infatti, in tutto il libro, Douglas non fa altro che attaccare astiosamente la memoria di Wilde sia dal punto di vista letterario, sia da quello umano e ne fa un “ritratto” negativo a tutto tondo. 
Egli era mosso dalla volontà di rispondere a distanza a quanto da Wilde affermato proprio nel De profundis, lettera che rimase inedita nella sua integrità fino al 1962, ma che Douglas sapeva essere destinata a una pubblicazione integrale.
Ecco allora, che Douglas, nel suo memoriale pubblicato in Francia nel 1914, tenta di smentire in ogni modo quanto da Wilde affermato e giunge a negare sistematicamente e ripetutamente la sua relazione con Wilde. La loro, per Douglas, era solo un’amicizia senza implicazioni sessuali, anche perché - Douglas lo ripete spesso - lui non era omosessuale (!).

Ora, che Douglas fosse omosessuale e l’amante di Wilde non vi sono dubbi. Tra le altre, è possibile affidarsi alla testimonianza di André Gide che, nel suo Se il grano non muore, descrive il suo incontro con i due inglesi in Algeria.
Lo scrittore francese (Premio Nobel) non esita a definire il libro di Douglas su Wilde «infame» e, proprio per dare una smentita a quanto da Douglas affermato, racconta dettagli di quell’incontro che non danno adito a dubbi: i due non solo erano amanti, ma la loro era una coppia “aperta” e ognuno di loro aveva partner più o meno occasionali. 
Gide dà anche testimonianza di una sfuriata pubblica di Douglas (cosa che conferma quanto affermato da Wilde sul “caratteraccio” del suo amato) e ricorda come, partito Wilde per l’Inghilterra, Douglas di intrattenesse con un adolescente algerino di cui era gelosissimo…

Ciò ricordato, il carattere «infame» del libro di Douglas emerge appieno anche solo con la seguente citazione:
È impossibile che un essere veramente sano possa abbassarsi fino ai livelli inconfessabili in cui Wilde fu smascherato; è ancora più incredibile da parte di un uomo colto e superiore come lui.
Non si può dubitare che fosse sano di spirito sotto altri aspetti. Ma non si può dubitare neppure della sua aberrazione mentale sotto questo punto di vista.
Che dire? L’omofobia ostentata; la negazione ripetuta della propria omosessualità da parte di Douglas; e le continue scenate isteriche ricordate da Wilde, fanno supporre che a non essere fermo di mente fosse proprio lord Alfred…
Si spiegherebbe così anche come egli potesse credere di essere letterariamente superiore a Wilde stesso, cosa affermata più volte nel libro, con frasi come la seguente: «non nego di aver appreso certe cose da Wilde, e, per alcuni aspetti, gli devo molto. Ma, [...] affermo che anch’egli mi deve molto e forse anche di più».


Sul De profundis leggi Wilde alla sbarra

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