Passa ai contenuti principali

Io non sono il personaggio di un romanzo


Un certo Paul Darrigrand di Philippe Besson è un racconto autobiografico di rara bellezza e, al contempo, assai doloroso, anche per il lettore.

In esso Besson racconta la sua storia d’amore con Philippe, ragazzo conosciuto il primo giorno di studi presso una Scuola di specializzazione.

All’epoca (si è nel 1988) Besson ha 21 anni, mentre Philippe 24 ed è già sposato.


Un’attrazione immediata quella che porta i due a conoscersi meglio e a fare amicizia.

Il sesso, però, arriverà soltanto qualche mese più tardi e sarà travolgente.


Ma a complicare le cose già di per sé complicate, arriva un fatto assolutamente imprevisto: Philippe si ammala gravemente ed è a un passo dalla morte.


Ed è a quel punto che la narrazione diventa dolorosa, quasi insopportabilmente dolorosa anche per il lettore: dover fare i conti con la morte, per un ragazzo di 22 anni, non è normale e anche il lettore, inevitabilmente - se si è lasciato condurre fin lì dall’autore e ha simpatizzato per la sua storia d’amore - non può non restare turbato dall’idea di un ragazzo costretto a trascorrere le proprie notti in un ospedale, nel tentativo di farlo guarire.

Tentativi che vanno, uno dopo l’altro, miseramente falliti.

Alla fine si dovrà optare per una soluzione drastica: l’asportazione della milza.


La lunga malattia era già stata raccontata da Besson nel romanzo Son frère - diventato, poi, un film di Patrice Chéreau - ma qui viene narrata in tutta la sua cruda verità, specificando che chi ne sta scrivendo non è un personaggio di un romanzo e, quindi, non sceglie il suicidio come, invece, il protagonista di Son frère, ma, alla fine, guarisce.


Son frère non è l’unico libro a cui Besson fa riferimento durante la sua rievocazione di quell’anno: oltre, ovviamente, a Non mentirmi (altro memoriale in cui ha raccontato di un suo amore difficile), Besson cita anche Un ragazzo italiano (in cui ha, in parte, “travasato” la sua relazione con Paul Darrigrand) e Un amico di Marcel Proust.

I riferimenti ai libri precedenti, ad ogni modo, non intralciano in alcun modo la comprensione del testo che resta pienamente fruibile anche per il lettore che si avvicinasse a Besson per la prima volta.


Un certo Paul Darrigrand è un libro da leggere.


Il libro è disponibile su Amazon.








Commenti

Post più letti durante la settimana

Le parole del porno

Quasi sempre i filmini porno online hanno titoli e definizioni in inglese. Ecco un elenco di alcune parole assai comuni nei siti pornogay con traduzione e, quando serve, spiegazione della pratica. Dall’elenco sono state escluse pratiche troppo “specifiche” e, ovviamente, le parole del lessico quotidiano che non si riferiscono a una pratica sessuale. L’elenco può essere arricchito e corretto dai vostri suggerimenti. Attenzione: se prosegui la lettura, sappi che ti troverai a leggere parole assai esplicite.

Perché i pornoattori lo hanno grosso?

Sia nei film pornografici rivolti a un pubblico eterosessuale, sia in quelli per un pubblico gay, in genere, il maschio che penetraè dotato di unpene più grande della media. Le inquadrature ne esaltano la grandezza e l’attrice o l’attore che lo riceve, di solito, ne valorizza le misure o con espressioni di stupore o con altre di gradimento. Al contrario, un membro virile normale o più piccolo rispetto alla media nei video porno è trattato con sufficienza, quando non addirittura sbeffeggiato.
L’esaltazione cinematografica del membro virile anche nella pornografia rivolta a un pubblico maschile eterosessuale fa nascere alcune domande. Ad esempio, ci si interroga sul motivo per il quale un maschio eterosessuale senta l’esigenza, durante la visione di una pellicola che ne stimola l’eccitazione sessuale, di vedere ripetutamente e da varie angolazioni il membro di un altro uomo. Molti psicologi e sessuologi spiegano che, nella visione della pornografia, interviene un meccanismo di identificazion…

Un cult camp | Il vizietto

Il vizietto per la regia di Édouard Molinaro con Michel Serrault e Ugo Tognazzi è un capolavoro. Un vero cult della cinematografia.
La storia è semplice e nota: il figlio appena ventenne di Renato, omosessuale gestore di un locale dove si esibiscono delle drag queen, sta per sposarsi con la figlia di un uomo politico rappresentante di un partito della destra bigotta e oltranzista.Per evitare che il politico intransigente neghi il suo assenso alle nozze, il ragazzo chiede al padre di “normalizzare” momentaneamente la propria vita e di presentarsi alla cena con i futuri suoceri come un padre eterosessuale qualunque.Alla recita non è invitato Albin, il compagno di Renato, che ha fatto da “madre” proprio al ragazzo e che pare impossibilitato a vestire panni maschili.Viene, invece, invitata la madre biologica del giovane…Albin, però, ha un’altra idea che mette in atto all’insaputa di tutti…
Il film è un capolavoro camp.I personaggi gay “scheccano” paurosamente e si danno il femminile come no…